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   Cultura Società Economia

martedì 29 marzo 2016

Il disinteresse della "politica"

di Massimo Bonavita

A proposito delle difficoltà delle bancheitaliane e del nostro territorio non mi sembra molto interessante parlare deigrandi sistemi e discutere delle difficoltà del settore bancario in generale,quanto soffermarsi sulle ragioni specifiche che hanno portato la Cassa diRisparmio di Cesena nella attuale situazione di sofferenza.  Il fatto di avere una banca locale efficienteha una grande importanza perché ha conseguenze dirette  sull’economia reale ed agisce come polmonefinanziario del sistema delle piccole e medie imprese. Inoltre la suaredditività, attraverso programmi strategici predisposti dalla Fondazione chene detiene la maggioranza azionaria, può aiutare la  crescita sociale e culturale del territorio diriferimento. Per questo il destino della Cassa di Risparmio deve e dovrebbeinteressare tutta la comunità oltre, ovviamente, chi è chiamato adamministrarla. In questi ultimi tempi un controllo della Banca d’Italia hamesso in evidenza che la Cassa di Risparmio ha delle sofferenze bancarie troppoalte in rapporto al suo patrimonio, di qui la necessità di effettuare unaumento di capitale. La conseguenza di questa situazione è stata la richiestadi Bankitalia di avere un rinnovamento totale degli organi di direzione e dicontrollo interno. Quasi un commissariamento? Che la situazione avesse delle criticità era già emerso, ancheattraverso notizie della stampa locale, in occasione della presentazionedell’ultimo bilancio. Si era cercato di ovviare con l’offerta di obbligazioniconvertibili offrendo un tasso d’interesse al 4% di molto superiore a quellopraticato sul mercato (basti pensare a tasso di interesse dei Bot per farsi unaidea). Buoni sono stati la risposta e l’impegno dei risparmiatori anche inattesa della trasformazione in azioni. Dopo l’intervento degli organi dicontrollo, di cui si è detto, la Cassa, opportunamente, ha rimborsato gliimpieghi obbligazionari con gli interessi definiti, anche per evitaregiustamente che le azioni in cui fossero stati tramutati si trovasserosvalutate rispetto all’investimento effettuato. Se questo è stato un bene per irisparmiatori, per la banca ha costituito un aggravio del proprio bilancio. Sitrattava di andare verso un aumento di capitale al quale adesso si è chiamati eincalzati con più urgenza e per maggiore consistenza. Ora i problemi si sonocomplicati ulteriormente. La crisi di Banca Etruria ha creato un clima disospetto del tutto giustificato sul sistema bancario nel suo complesso per cuiè difficile ogni ricapitalizzazione e quindi anche l’aumento di capitale chedeve riguardare la Cassa di Risparmio di Cesena. Intanto si stannoriclassificando i crediti e gli incagli della banca.  Che cosa ha fatto la Fondazione che èl’azionista di riferimento per ovviare a questa situazione? Doveva e deve occuparsene.Certo la Fondazione  non può, né deve,intervenire nella gestione, ma può dare quegli indirizzi che ritiene necessaried esercitare quella moral suasion (più che una semplice moral suasion) cheinvece è un suo dovere esercitare nell’interesse del territorio che è chiamataa promuovere. Per anni si sono alternati i vertici fra Banca e Fondazione. Ecosa hanno fatto la politica, il Sindaco di Cesena  e quelli dei Comuni del territorio, iconsiglieri regionali ed i parlamentari locali? Poco e nulla. Mi sento di poterdire che si sono troppo e di fatto disinteressati di un problema vitale dellacomunità che rappresentano. Si sono accontentati di qualche posizione di “areapolitica” nei vari consigli.  Ma questanon sarebbe politica. Infatti non si tratta e non deve trattarsi di trasformarepolitici in banchieri, ma di avere politici che si interessano dei problemidella comunità e sapere come viene gestito il risparmio a livello locale èun  problema della comunità. Anche questavicenda (per quanto di ridotte dimensioni) trascende l’aspetto puramentebancario od economico, e, secondo me,  èun sintomo di una non splendida situazione di questa città. Quel che mi pare dicogliere e vedere è una Fondazione senza grandi ambizioni e senza un progetto,abituata a piccoli interventi a pioggia con atteggiamento per non scontentarenessuno (parrocchie, enti di beneficienza ecc.), una Banca che adagiata nel suolocalismo asfittico non si è particolarmente impegnata a cercare partnership ingrado di affrontare i tempi difficili e di darsi un piano industriale adeguatoe, infine, una politica pigra intellettualmente, assente, senza coraggio, privadi idee e strategie per la città ed il territorio. Né è esente da colpe ilmondo imprenditoriale a cui andava bene così. Così facendo ne sono venuti gliattuali problemi che sono della banca e di tutta una comunità. Alla neoPresidente ed al neo consiglio faccio un in bocca al lupo e auspico possacontare su un ambiente che li circonda che sia più attivo, di rinnovato e collaborativoimpegno e di forte aiuto.


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