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   Cultura Società Economia

mercoledì 30 marzo 2016

Da situazioni ovattate

di Denis Ugolini

Nel difficile e complesso quadro del sistema bancario italianovanno viste anche le vicende delle Casse di Risparmio, quelle minori, come lanostra di Cesena, chiamate, obbligate, a rafforzarsi.  In altra parte la disamina di Paolo Morellidella situazione cesenate e l’intervento di Guido Pedrelli sulla Fondazione ela Cassa di Risparmio di Cesena, sono un appropriato sfondo, per riprendere (neparliamo da tempo),  riflessioni sulsistema della Cassa di Risparmio di Cesena. Negli ultimi mesi, a seguire gli indirizzi di Banca d’Italia si è giunti(nell’assemblea di febbraio dei soci della Cassa di Risparmio), al cambiamentototale del CdA della Banca. Nuovo Consiglio e nuovo Presidente. Nuovo collegiosindacale. Deve essere approntato un nuovo Piano Industriale e raggiuntol’obiettivo di un rimarchevole aumento di capitale, peraltro già nelle linee enegli obiettivi sia della Banca sia delle Fondazioni (Cesena, Lugo, Faenza) chene detengono la maggioranza. Sullo sfondo, infatti, anche l’accordo fra Mef (Ministerodell’ economia) e Acri (Associazione delle Fondazioni bancarie), già benrichiamato nell’intervento di Pedrelli.

È esigenza, per noi non nuova, dare attiva attenzione alle azioni,ai processi decisionali, alla governance, delle Fondazioni e degli Istituti dicredito.  Dopo le riforme degli anninovanta e, ancor più adesso, alla luce della attuale situazione .

In passato  (serve ricordaree noi qui ci siamo tornati sopra altre volte) i vertici delle Casse erano dinomina governativa e risentivano molto del sistema politico-partitico, che ogginon c’è più.  Già quelle riforme  aprivano uno squarcio, di più diffusaattenzione, destinato ad ampliarsi, rispetto a situazioni tenute e vissute inmodo particolarmente ovattato, circoscritto, ristretto. Il “territorio” (Enti,categorie economiche e sociali, associazioni ed organizzazioni di varia naturae genere) è diventato interno a quel sistema (Casse di risparmio) nel qualeprima non aveva diretta e così vasta partecipazione ed influenza, come, invece,ha adesso. Non solo. A Cesena, alcuni anni fa, vi fu un vivace dibattito(soprattutto) interno alla compagine sociale della Cassa di risparmio, allorquando si pose la questione di vendere o meno la Banca; di renderla parte diuna più grande realtà bancaria o di mantenerla più “banca del  territorio”, più vicina alle imprese efamiglie della propria maggiore area di incidenza territoriale, economica esociale. Fu uno “stacco” ulteriore e rilevante rispetto all’”ovattato” passato.Fu un confronto acceso, da cui derivarono determinazioni prevalenti  in linea con l’opzione ”territoriale”, chesegnarono la determinazione stessa di nuovi equilibri interni alla banca, nellacompagine societaria, nei suoi organi. Del resto non c’è processo decisionale,in alcun tipo di consesso, non c’è governance, che non si fondino su un qualcheequilibrio che li sostiene. Quel passaggio doveva segnare l’inizio disignificative fasi innovative. A cominciare da un nuovo dinamismo interno chenon fosse più e soltanto lo spostamento (intercambiabile) di semplici posizionidelle stesse pedine nella medesima scacchiera.

Le questioni inerenti gli assetti di governance sono sempre digrande rilievo, checché non manchino mai certe ipocrisie che intendono negarlo.È questione generale, basta guardarsi intorno. Né è da escludersicompletamente, che la differenza fra le stesse divergenti visioni riguardantiil futuro della Banca, in quel momento, possa aver risentito e trovatoulteriori ragioni - non diciamo la motivazione - in uno squilibrato, nonparticolarmente oculato e condiviso, magari un po’ maldestro,  tentativo di drastico sommovimento di quellepedine. Fu rinnovata la scacchiera, nella quale molte di quelle pedine (nontutte) si posizionarono nuovamente in gioco. Non poteva essere diversamente:era un nuovo equilibrio, ma dentro la stessa compagine societaria esistente.Non è certo da un meteorite piombato dal cielo che ci si poteva attendere unasoluzione. La nostra opinione, perché soltanto di essa poteva trattarsi, erache fosse buona la scelta della “territorialità” della banca. Buona lasoluzione di nuovo equilibrio che l’ha portata avanti. Seguirono talunirinnovamenti nelle governance; anche della Fondazione, già da oltre cinqueanni, e poi ancora più di recente. È, però, a quelle fasi innovative, diobiettivo strategico, di funzionamento, di azione, che si deve mettere mano,prestare attenzione, riflettere, avviare e rinnovare. Peraltro il tempo e lenuove situazioni incalzano da vicino, e non senza urgenza, in questo senso.Come ben dice Pedrelli nel suo articolo, lo stesso accordo Mef- Acri imprimeuna forte accelerazione in tal senso. Perfino a valere (anche in modoeccessivamente radicale) sul rinnovo delle pedine nella scacchiera. In unasituazione dove la scacchiera stessa è decisamente modificata.

È vero: nulla è (e sarà) più come prima. Ovvio e normale,pertanto, che una ancor più attiva attenzione sia sempre più in campo rispettoalla Banca e alla Fondazione. In capo a quest’ultima, particolarmente, per ilsuo significato e ruolo nell’ambito del proprio territorio; non ultimo, speciein questi tempi, per il peso che ancora ha nell’assetto societario della Banca.L’attività stessa degli organi della Fondazione (Consiglio di amministrazione,Consiglio generale), per i loro compiti e competenze, dovrà essere più e megliosviluppata. Un approfondimento necessario. Non esaurirsi nella ratifica di attie decisioni  bensì partecipi nella lorodefinizione ed assunzione. Per quanto riguarda gli interventi e le erogazioni,di istituto, nella società e nel territorio locali. Ci sono novità di regolestatutarie conseguenti gli accordi Mef-Acri cui corrispondere. Ci sonoimpostazioni (l’indirizzo positivo di un documento dell’Acri  relativo al welfare che qui abbiamo giàaffrontato) decisamente molto rinnovate per l’espletamento di quei compiti diistituto che devono essere pensate, definite con condivisione collegiale, eassunte.

Per parte nostra vogliamo trarre da tutto questo alcuneconsiderazioni assai precise, indirizzi a cui non mancare di raffrontare eraffrontarci nel seguire e nel valutare il seguito delle diverse azioni cuiprestiamo attenzione. Affrontiamo questioni e azioni di organismi cherichiedono responsabilità, impegno serio, doverosa riservatezza. Ma che sonosoggetti ad attenzioni maggiori, doverose e di cui tenere debito conto. Pensaresistemi ovattati, separati, riservati e ristretti, non è modus operandicorretto e sarebbe presuntuoso errore di esclusività mal posta eingiustificata. Sulla vita stessa di quegli organi e il loro funzionamento nonpuò mancare un doveroso ripensamento e riposizionamento operativo. In altritempi, lo abbiamo rimarcato e ci siamo soffermati ancora, certa indubbiaautorevolezza di vertice (vedi la Fondazione nella fase soprattutto precedente ilvivace dibattito cui abbiamo fatto riferimento) segnava, in grande preminenza,l’agenda e il procedere delle azioni dell’organismo non fuori da unacollegialità però più di forma ( quasi di mera ratifica) che altro. Poi si èdetto di distinguo (magari più mugugni), e non solo ratifica,  variamente espressi. Sta di fatto che si sonocompiute scelte onerose ed anche impegnative da parte della Fondazione inalcuni campi (vedi il complesso Sacra Famiglia) che ancora costituisconozavorre per il bilancio stesso della Fondazione limitandone ampiamente altriimpegni di istituto che si potevano fare. Interventi che oggi non potrebberoneppure farsi in seguito agli indirizzi precisi imposti dallo stesso accordoMef- Acri.

Erano tempi di “vacche grasse” (o ritenuti tali) e come tali sonostati gestiti. Un riferimento utile per raffrontare il ripensamento delleimpostazioni che si diceva. Certe strade non vanno ripetute e non devonocontinuare. È vero che oggi sono  “vacchemagre”; dividendi da parte della banca conferitaria per margini operativi dellaFondazione non ce ne sono. Se e quando ce ne saranno non potranno e nondovranno impiegarsi senza che mutamenti profondi di impostazione di utilizzosiano intervenuti, decisi, condivisi, e innovativi. Rispetto a quel passato diintraprendenti, autorevoli preminenti vertici e ruolo consiliare pressochépreminentemente ratificatore, ci sono stati taluni cambiamenti  che abbiamo detto. Ma, a maggior ragionenella situazione nuovissima e non rosea degli ultimi mesi, non si tratta solodi registrare il cambiamento (passato) dei musicisti e del direttored’orchestra. Autorevoli tutti e di sicura fiducia. È lo spartito che non puòrestare lo stesso. Armonia nuova, diversa e buona musica. Direttorestraordinario, di vaglia, e musicisti capaci, coerenti e stretti allo spartito,in sintonia con l’indirizzo e la lettura della direzione d’orchestra. Maoccorre lavoro d’insieme. Non solo sbacchettamento di direzione e cacofonia distrumentisti. Per arricchimento utile di memoria, e culturale, non male larivisitazione del felliniano “Prova d’orchestra”. Per evitare che una paladistruttiva incomba e solo dopo si comprendano le necessità che l’avrebberoevitata procedendo al meglio senza traumi obbliganti.

Da ultimo, ma tutt’altro che ultimo: c’è un nuovo Consiglio diamministrazione della banca Cassa di Risparmio di Cesena. Un nuovo Presidente.Nell’esercizio delle piene, autonome, proprie prerogative. Verso il pianoindustriale che proporranno, verso l’aumento di capitale nel quale anche lorosono massimamente impegnati e volti nel breve tempo. Verso la nomina deldirettore generale. Presidente e Consiglio nominati nell’assemblea del primofebbraio scorso. Nove componenti di cui cinque ( fra cui il nuovo Presidente)nominati dalla Fondazione di Cesena (attualmente 48% della banca), uno dallaFondazione di Lugo, uno dalla Fondazione di Faenza e due dai soci privati.Nominati in base a requisiti e curricula di straordinario valore (per quantoquesti, da soli, sono sempre oltremodo relativi, in assenza di altre varie esostanziali comprove). Tranne che da alcuni, anche fra coloro che li hannonominati, sono perfino sconosciuti sul piano personale e visivo. Che dire?Gesto da parte di molti di grande fiducia e ardente voto, collegiale, che sianoin grado di meritarlo. Operando con forte coesione ed efficacia al loro internoe con buon rapporto con la struttura della banca. In collaborazione con quanti,ognuno nel proprio ambito e con il proprio operato, insieme, devono occuparsidel migliore futuro della nostra Cassa di risparmio. Fondazione e Cassacollaborativi, non disgiunti e separati. I nuovi organi della Banca sonocomunque nominati; non un colpo di fulmine a ciel sereno, non un meteoriteincombente dallo spazio remoto; non un dono di divina provvidenza. Tutto perdire che sono in campo organi che hanno compiti da espletare nel loro ambito eper le loro prerogative, continuando tutta la correttezza che è stata ed è incampo. Ma non paratie stagne che separano e ostacolano le necessarie giusteopportune collaborazioni. Peraltro non esaustive in semplici ristretti, pochi,personali, formalissimi rapporti. Per opportunità di confronto e ancor prima disemplice conoscenza, uno o più incontri fra organi che hanno nominato e organiche sono stati nominati non sarebbe un metodo sbagliato. Anzi! È in dispiego ungrande lavoro sotto molti aspetti, come si può constatare. Del lavoro stessodei nuovi organi della Banca, a seconda di come sarà, sarà chiamato a rendereconto in gran parte La Fondazione che ne ha nominato Presidente e varicomponenti.


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