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   Cultura Società Economia

mercoledì 30 marzo 2016

La Romagna e i suoi tesori

di Alessandro Savelli

Serefa mi è capitato di ascoltare la discussione di due cesenati di circa 30 anniche disquisivano sulla bellezza delle vetrine della Fifth Avenue di New Yorkconfrontandole con quelle dei famosi boulevard parigini. Naturalmente unososteneva che la monumentalità e lo splendore della città americana non eraparagonabile a nient’altro al mondo mentre l’altro sosteneva che il fascinodella vecchia Europa non ha eguali. Sembrava di sentire discutere duesostenitori di due diverse squadre di calcio. Ad un certo punto decisi diintervenire ed intromettermi in quella loro bonaria discussione e chiesi se,dei mosaici di Ravenna, preferivano quelli di S. Vitale o quelli di S.Apollinare Nuovo. Non mi fu difficile leggere, sui loro volti, lo stupore perquel mio intervento, ma, di fronte alla mia insistenza, entrambi ammisero dinon aver mai visto nè l’uno nè  l’altro.A questo punto chiesi se erano mai andati a visitare la BibliotecaMalatestiana. Uno dei due ebbe il coraggio di dire la verità e ammise di non essercimai stato. Parlavano con cognizione di causa di New York e di Parigi, ma nonconoscevano un capolavoro che entrambe le città ci invidiano: l’unicabiblioteca rinascimentale del mondo. Questo è purtroppo l’italiano medio, che ècurioso di andare a vedere le cose più strane e bizzarre nei posti piùimpensati del mondo, ma conosce poco o niente dei tesori di casa nostra. Ognianno la basilica di S. Apollinare in Classe viene visitata da settecentomilapersone provenienti da tutte le parti del mondo, ma credo siano pochissimi iromagnoli che hanno visto la “Croce Gemmata” di Classe. Questa è purtroppo larealtà. Noi in Romagna abbiamo capolavori assoluti che purtroppo nessuno va adammirare. Negli ultimi anni fortunatamente i romagnoli hanno cominciato adandare a vedere le mostre d’arte e a sentire concerti di musica sinfonica.Questo credo che sia stato possibile grazie ai “media” che pubblicizzano al massimo questi eventi. Sarebbecertamente interessante sapere se vanno perché fa tendenza (credo che oggi sidica che è trendy) andare a questi eventi culturali o se lo fanno per realedesiderio; comunque l’importante è che lo facciano. Oggi poi, grazie allapubblicità derivata dalla televisione e dai giornali, moltissimi vanno a Padovaa visitare :”La cappella degli Scrovegni di Giotto”. Magari non tutti saprannoche Giotto è stato uno dei più grandi pittori della storia dell’arte, che harivoluzionato il mondo della pittura perché ha intuito per primo laprospettiva, ha fuso per primo spazio, figure e azione con l’espressivitàrichiesta, introducendo nella pittura il gusto del particolare, caratterizzandole figure e tanto ancora si potrebbe dire; ma, anche se qualche mio conterraneonon sapesse queste cose, mi fa piacere comunque che abbia trovato il desideriodi andare a vedere sia Giotto che le varie mostre che, ad onor del vero,vengono preparate con una cura veramente encomiabile. Speriamo che con lastessa curiosità presto vada a vedere ad Arezzo il “Ciclo della Croce” di Pierodella Francesca e via via così fino ad arrivare a Montefalco per godersi ilciclo degli affreschi di Benozzo Gozzoli e il nostro Melozzo da Forlì.Certamente solo qualche decina di anni fa sarebbe stato impensabile di riuscirea portare migliaia di persone a vedere una mostra. Oggi vanno a vedere ecriticano perfino Picasso, le cui opere non sono certamente delle più facili ecomprensive. Qualunque sia la motivazione, il risultato è molto positivo,perché sviluppa il senso critico e la capacità interpretativa che modificano igusti, ma soprattutto istiga a nuove curiosità. Non avrei mai immaginato disentire disquisire in un bar su Nicolas de Stael, Rotcho, De Kooning e altri,sulle loro percezioni e gli stati d’animo espressi con il solo colore senza l’aiutodel disegno. Spero così, e mi auguro anche, che i romagnoli, sollecitati danuove curiosità, trovino anche la voglia di conoscere più a fondo questa nostraRomagna che ha tesori splendidi, ma poco conosciuti. Non sto pensando solo aRavenna, piena di cose uniche e bellissime, ma a tanti altri monumenti nascostinella nostra campagna. Per esempio al ciclo degli affreschi delmillequattrocento e millecinquecento che si trovano nella chiesa di S. Agostinoa Fiumana, dove esiste un raro ciclo della morte che purtroppo si sta staccandoper colpa dell’acqua piovana, che, entrando dal tetto sconnesso, scorre lungo imuri. Nella stessa maniera abbiamo perso un affresco di un allievo di Melozzoda Forlì all’interno di quel capolavoro di architettura rinascimentale che è lachiesa di Fornò con le sue sculture di Agostino di Duccio, le cui opere sonoanche presenti in quell’altro capolavoro assoluto che è il Tempio Malatestianodi Rimini, dove è possibile vedere affreschi di Piero della Francesca e ladelicatezza chiaroscurale di uno spettacolare crocifisso di Giotto. Nellanostra Romagna è sufficiente percorrerne le strade per imbattersi in tantipiccoli e grandi capolavori, da antiche edicole religiose a grandi palazzi eville che non avranno una famosa paternità, come quelle venete, ma possonoreggerne tranquillamente il confronto. Basti pensare a palazzo S. Giacomo aRussi con i suoi 85 metri di facciata monumentale, alla Rotonda di Savignano oalle ville Petrucci e Norina di Bertinoro, alla Pandolfa  di Predappio o a villa Des Vèrges a Rimini el’elenco potrebbe continuare fino a diventare noioso. In conclusione, spero chechi leggerà queste poche righe venga sollecitato  a conoscere meglio questa nostra Romagna, cheriserva veramente tantissime e piacevolissime sorprese.


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