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   Cultura Società Economia

mercoledì 30 marzo 2016

Dedicato a Cesena

di Giampiero Teodorani

A Natale, l’amico Orlando Piraccini haregalato a me, a Denis Ugolini e a pochi altri conoscenti un suodattiloscritto, uno scartafaccio, come lo ha definito lui, intitolato“Dedicato a Cesena”; da lui composto, illustrato e confezionato, con unasemplice copertina di cartoncino, e dentro più di duecento pagine e oltre uncentinaio di schede, con tanto di sommario e di indice dei nomi, risulta tirato(meglio dire fotocopiato) in pochissimi esemplari (ma spero solo per ilmomento, e che la dispensa possa presto diventare un libro vero e proprio).

In una dedica scritta rigorosamente amatita Orlando avverte di non aver fatto l’ultima correzione e dunque mi pregadi non considerare imprecisioni e refusi. Una carenza che non mi ha propriodisturbato, devo dire; tutto preso come sono stato dal “racconto” delle mostred'arte e degli eventi espositivi che Piraccini ha ideato e curato a Cesena, oai quali ha collaborato negli ultimi quarant’anni: all'inizio per conto del Comune,e poi anche come ricercatore dell'Istituto per i beni culturali della RegioneEmilia Romagna, portando a compimento tra l’altro, nel 1984, l’impegnativocompito della riapertura della civica Pinacoteca nell’ex convento di SanBiagio.

Non ho trovato ombra diautocelebrazione in queste pagine, devo dire. Al punto che mi è parso perfinoriduttivo, un po’ patetico, il sottotitolo scelto: diario di un piccolocostruttore di mostre. D’altra parte sta scritto nel “saluto” d’aperturache l’autore rivolge agli amici: «Loro mi conoscono, e sannoche non altra ragione mi ha spinto a un tale “riepilogo” se non il desiderio,forse la necessità, di fare un po’ d’ordine nel mio personale “archiviodell’arte”». Comunque il sottotitolo va cambiato!.

E ancora: «Potrei aggiungere,come motivazione in più, il desiderio di ripassare con la memoria (senza peròsmarrirmi in troppi “amarcord”) un percorso di lavoro iniziato in un tempo incui ad ispirarci era una “politica dei beni culturali” appena nata, agli inizidegli anni ’70, ma subito di grande fascino per tanti di noi. Ed è stato inquel tempo che anche a Cesena abbiamo provato finalmente a prendere conoscenzae cura del nostro patrimonio storico ed artistico, in larga parte ancora tuttoda scoprire. Sono stati anni pionieristici quelli delle prime esperienze sulcampo, quelli dei giovanili azzardi progettuali, ma oggi credo di poter direche proprio quell’impulso ad esplorare, a cercar cose dimenticate tra le pieghepiù nascoste della nostra cultura figurativa, e renderle note, farle vedere,mostrarle, divulgarle, un senso l’ha dato al mio e nostro lavoro; quasi daarcheologi impegnati a scavare in certi territori qualche volta impervidell’arte del nostro tempo». 

Così mi sono convinto che dovevo inqualche modo parlarne di quella specie di “libro non libro”, far sapere dellasua esistenza al di là della ristretta cerchia dei fortunati destinatari,sempre nella speranza di vederlo un giorno in libreria Perché non si trattasolo di un semplice regesto o repertorio, come lo presenta l’autore, o al piùun “diario” come recita il sottotitolo in frontespizio, ma di una vera epropria cronistoria cittadina dell’ultimo quarantennio vista dal fronte“militante” delle arti. Per i cesenati della mia generazione non è un “amarcord”,anzi è una sorta di “ritorno al futuro” sulla base dell’esperienza acquisita,con le speranze che son divenute certezze e quelle che son rimaste nel cassetto(penso ad esempio all’ancora irrisolta “questione museale”); di sicuro è unconcentrato di memoria di straordinaria utilità per i giovani studiosidell'arte e della storia cesenate, un indispensabile strumento di conoscenza edi approfondimento.

Lungo sarebbe elencare qui i motivi diriflessione che scaturiscono da ogni capitolo tematico e dalle “schede” dellesingole mostre nel confronto con la realtà odierna. Provo dunque a citare quialcuni “casi”, anche alla luce di mie esperienze e personali coinvolgimentinella vita culturale ed artistica della città.

Il primo coincide col capitolo tematicoiniziale del “diario” di Piraccini, dedicato al patrimonio artistico cesenate ealle “sue” mostre ideate ed allestite durante gli anni ’70 con i dipintirestaurati della raccolta comunale. Avverte l’autore che “molte cose soncambiate” da allora, perfino talune paternità ed attribuzioni di operesottoposte allora a provvidenziali interventi di restauro: tra le altre, letavole quattro-cinquecentesche col celebre “Filasio Roverella”, del ferrareseAleotti e del cesenate Scipione Sacco, le “Madonne” del Sassoferrato, i“quadroni” del Serra e i bozzetti del Milani, per la cupola della Madonna delMonte. Ma ciò che fa sobbalzare è il confronto fra gli impegni anche onerosi,espressi allora dall’ente locale col supporto regionale per la salvaguardia ela valorizzazione dei beni artistici della città e il grave disinteresse del“palazzo”, manifestato da almeno una decina d’anni a questa parte, come attestalo stato grave di abbandono della civica pinacoteca.

Seguono poi capitoli che l’autorechiama “Esplorazioni” e “Artisti ritrovati”. E ancora, antipatici, mainevitabili, sono i confronti con l’oggi così pieno zeppo di proclami sulpatrimonio culturale da divulgare, sull’arte cesenate da promuovere e invececosì vuoto di iniziative davvero valide. Due situazioni per tutte, che emergonodalle pagine di “Dedicato a Cesena”: la prima che riguarda la capacità di“produzione” espressa in un tempo non remoto in grado di far funzionare a ritmocontinuo la Galleria Comunale del Palazzo del Ridotto e l’ormai acclaratarinuncia a tale compito, esibita dall’ultimo penoso invito alla cosiddettasocietà civile a farsi carico della progettualità in campo artistico; laseconda è la straordinaria portata della riscoperta del Novecento artisticocesenate e di singoli artisti (Barbieri, Teodorani, Morigi, Malmerendi, Severi,Bagioli, Gianfanti) specialmente con la serie delle mostre allestite daPiraccini durante gli anni ’80 ( in qualche caso assieme al sempre caro RomanoPieri) e il rischio di un “ritorno della dimenticanza” che si avverte oggi,nell’assenza di iniziative come quelle che nel recente passato, hanno fattoconoscere “pezzi” notevoli del patrimonio locale, come le sculture monumentalioppure le ceramiche e la grafica.

Tra Novecento e Contemporaneo,Piraccini colloca poi il suo lavoro a favore della conoscenza di aspetti epersonaggi dell’arte cesenate, e qui affiora lo straordinario contributo datoalla vitalità artistica cesenate dalle associazioni culturali locali, l’Endasin primo luogo, ma anche Le Mura, e ancor oggi seppur saltuariamente da CantinaCarbonari. Lungo è l’elenco delle mostre, che arriva fino all’autunno scorso,con il contributo offerto alla “giusta causa” della beneficenza, su iniziativadell’associazione Romagnola Ricerca Tumori. Lungo anche il repertorio degliartisti cesenati, con una sezione riservata a quelli “d’altrove”, cioè venutiad esporre nella nostra città.

Di Orlando mi piace però qui ricordareuno scritto riservato nel lontano 1973 al fratello Osvaldo, in occasione di unamostra faentina assieme a Ruffini e a Sartelli (Tre Artisti in Romagna) epresentata da “Momi” Arcangeli. E non voglio trascurare la sua appendice al“diario”, che vale come una “mostra mai nata”; ovvero uno scorcio dell’artecesenate dal realismo dell’immediato dopoguerra all’espressionismo esistenzialedegli anni ’60. Quella è stata una pagina importante per la nostra città,conclude Piraccini, che però avverte: “smettiamola di parlare di scuolacesenate”. Sarà stata questa l’ultima provocazione del nostro amico? Ancheperché, aggiungo io, é stato un periodo di dolorose esclusioni emarginalizzazioni, di artisti che non la pensavano “ politicamente “ come iprotagonisti di quella pagina; e mi riferisco ad esempio a Masacci, a Riciputi,ma anche a pittori della vecchia generazione come Mario Morigi. E' vero, puòosservare qualcuno, che quegli avvenimenti sono ancora troppo vicini a noi,entrano di fatto nella sfera che siamo soliti chiamare contemporaneo. Ma forseil tempo per un “ giudizio storico” é ormai maturo.


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