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   Cultura Società Economia

mercoledì 30 marzo 2016

Cesena e la tempesta necessaria

di Silvano Tontini

Viviamoun passaggio epocale disarmonico e destabilizzante, sia nei rapportiintersoggettivi che tra individui  esocietà, che soffre  di conflitti conclamatitra scienza e fede, tra politica e religione, tra tecnica e  arte. E’ un tempo confuso e retorico in cui “…le cose si disperdono, il centro nontiene più (…) i migliori non convincono e i peggiori trasudano appassionataintensità…” (*W.B.Yeats)in questa dimensione aleatoria il pensiero più aggressivo punta deciso adun’amnesia collettiva, ad un mondo omologato nel quale siano rigorosamentecombattute e bandite le ideologie. Tutte le ideologie. Una trappola per glispiriti liberi e progressisti. Il sentimento dominante del postmoderno è lacoscienza della deriva e del possibile naufragio. Il nuovo paradigma è ildubbio.

ArthurDanto ha scritto che  i periodi di grande cambiamento comincianosempre con una sfida nei confronti delle frontiere artistiche preesistenti, chepoi si estende alle frontiere sociali più significative finché l’interasocietà  si ritrova trasformata”.

Alloravien da pensare che l’arte possa essere,  se  correttamente intesa, vedetta, presidio  eviatico per l’umana e  civile convivenza.Credo vada riassegnato all’Arte il compito di riflettere sulle macerie, leutopie, le paure del presente, nonché il ruolo di decodifica del reale. L’Arte,che è contemporanea o non è, costituisce quel quid eversivo che Massimo Recalcati chiama - losguardo poetico sul quotidiano -,  indispensabile  per scuotere anche questa nostra città cosìpigramente votata a replicare, in arte, l’usato, il già acquisito e anchel’inopportuno. Arte compiacente e compiaciuta, arte come orpello o, nella migliore delle ipotesi, quale effusionedell’anima. Spiace dover annoverare fra i più attivi mallevadori di questavisione estenuata e conservatrice, proprio coloro che per ruoli istituzionalie/o professionali da sempre si occupano in città delle cose dell’arte. Glistessi che si fanno  zelanti  propugnatori di musei e pinacoteche (vediEnergie Nuove nov/dic. 2015).

Laparcellizzazione e dispersione del sistema museale di Cesena è problema vecchioe di difficile soluzione e ogni contributo alla sua messa a fuoco èmeritorio,  credo tuttavia che laprofonda depressione culturale che caratterizza da tempo la città non sia il - frutto guasto - del mancato museo, pensopiuttosto che il museo manchi a tutt'oggi perché la città se ne disinteressa, esi ha la fastidiosa sensazione che questi tentativi di sollecitare attenzione ai beni artistici e culturali, sianoviziati da una visione utilitaristica, in virtù del potenziale turistico equindi economico che questi possono dispiegare. E questo è il punto! Il marketing territoriale, ovvero  l'ingegnerizzazione  del pensiero strumentale  sulla  cultura.

Lalunga, aggressione mercantilistico-finanziaria, degli ultimi decenni stamettendo alla frusta anche gli ultimi presidi della politica, leamministrazioni locali, e lo fa privandole di denaro e potere, ma lo fa anche,in maniera più subdola, stravolgendo il senso vero del suo patrimonio storico eartistico, che è quello di produrre culturae cittadinanza. In questo contesto il “rischio museo”  è di creare l'ennesimo scrigno-tomba dove ospitare il rimosso della cultura.  Il patrimonio artistico quale arma di distrazione di massa. Su questodogma si fonda l’industria culturale della cosiddetta ”Italia della bellezza,dell’arte e del turismo” ed è inomaggio a questo dogma che la storia dell’arte va perdendo la sua specificitàumanistica per trasformarsi inscienza dei beni culturali. Un’ideache non contempla più la formazione di cittadini attivi e consapevoli mapiuttosto spettatori passivi e clienti fedeli, e che determina un ostracismoinsensato nei confronti di un’arte nuova che non si rassegna a pittar nuvole,emozionare, consolare. (siamo nel terzo millennio e le Torri Gemelle non sonoun incidente di percorso).  Così facendola Cultura abbandona di fatto le storiche parole chiave - sovversione e critica - per aggiustarsi tremebonda su quelle piùuterine di moderazione e consolazione.In questa congiuntura estremamente critica (crisi economica e welfare insofferenza) ogni sforzo e risorse restanti vanno indirizzati a promuovere esostenere innovazione, creatività e produzione culturale contemporanea, chesono i fattori propulsivi di una ricostruzione identitaria della città. SeCesena vuol stare nel mondo da protagonista deve orientarsi ad attrezzare unluogo della creatività piuttosto che della conservazione. Una cittadella dell'arte e culturacontemporanea, inclusiva e aperta all'Inter-culturalità. la Città comemelting pot piuttosto che come brand. La Consulta per la Cultura battaun colpo e si ponga il problema di un -Progetto Artistico per Cesena- che  contempli l’utilizzo  qualitativo degli  spazi  espositivi, recuperi  al S.Biagio l’inprintingoriginario di Factory delle Arti (residenze d’artista, incontro eproduzione), “rianimando”, al suo interno, la Pinacoteca quale osservatoriovivo sull’arte. Reperire risorse per incentivare la creatività e la capacità didialogo di giovani artisti del territorio (che la città nemmeno conosce) chegià intrattengono, col mondo multiforme e fertile dell’arte, proficuerelazioni, anche internazionali. Un mondo diverso, aperto, connesso epossibile, dove si sperimentano nuove modalità di sostenibilità sociale eculturale, pensate per le nuove generazioni che più non sopportano losfiancante prendere tempo della politica. L’arte se così intesa è strumentoprivilegiato per cogliere l’orrore e la bellezza del mondo, affacciata sulfuturo ma dentro la storia. Nel cuore di una tempesta necessaria.  

ErnstGombrich scriveva: “Se crediamo inun’istruzione per l’umanità, allora dobbiamo rivedere le nostre priorità eoccuparci di quei giovani che, oltre a giovarsene personalmente, possono farprogredire le discipline umanistiche e le scienze, le quali dovranno vivere piùa lungo di noi se vogliamo che la nostra civiltà si tramandi.”

Pensoche la partecipazione proattiva alla produzione culturale sia di fatto lasostanza stessa dell’innovazione, e non c’è chi non veda quanto bisogno ci siadi innovare e ripensare i paradigmi della civile convivenza.

 

             

                                                                                                                              SilvanoTontini

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo ilcontributo di cui sopra. Ci piace che altri ne possano seguire così daalimentare il dibattito cittadino, che in particolare su queste pagine si èandato sviluppando.

Mi consento, tuttavia, il mio personaledissenso con taluni giudizi nei confronti delle persone che, seppur nondirettamente nominate, sono facilmente identificabili in estensori di articolipubblicati dalla nostra rivista proprio sulla “questione museale” e sullo“stato dell’arte” nella nostra città.

Riconosco loro grande competenza ecapacità e un qualificato, perdurante impegno in campo culturale.

d.u.

 


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