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   Cultura Società Economia

venerdì 14 ottobre 2016

Opere d'arte e storia

di Alessandro Savelli

Inconseguenza del mio articolo nel numero precedente di “Energie Nuove” alcunepersone mi hanno chiesto su quali fattori, ritenuti veramente importanti, sipuò giudicare la buona riuscita e quindi il successo di una mostra o di unaesposizione. Nel formulare questo tipo di giudizio bisogna tener presente, aparer mio,  che esistono alcune variabilisignificative che definiscono il risultato finale di una mostra, come peresempio la luce e il posizionamento delle opere. Alla base di tutto però cideve essere “in primis” : la correttezza, la competenza e l’esperienza delcuratore della mostra perché questa deve essere fatta in modo da far capire,attraverso i quadri, anche alla persona più profana, l’evoluzione artistica delpittore o della corrente pittorica. Oltre a questo, bisogna anche tenerpresente che la Storia è parte integrante dell’arte, perché grazie a leivengono sottolineati i cambiamenti, i passaggi sia di popoli che di generazionie ci fornisce notizie di una realtà che diventa esplicita, attraverso quantoviene rappresentato. In questo modo chi osserva un opera partecipa anche alperiodo storico e quindi ne ricava un inquadramento tale che gli permette dicapire in maniera più completa quanto sta osservando. Naturalmente però,occorrerebbe, da parte del visitatore, anche la sensibilità e un po’ dicompetenza e di conoscenza che gli permetterebbero di recepire, ammirare eanche giudicare appieno un’opera d’arte. Le mostre d’arte fungono, a parer mio,da ponte tra la cultura e la società, perché permettono di aprire un dialogotra quanto esposto e il visitatore che può così attingere a piene mani nellacultura, classica o moderna che sia. In questa maniera può prepararsi allemutazioni del tempo che serve a far capire che nuovi stili succederanno aiprecedenti, come è sempre stato. Naturalmente la mostra influisce sulvisitatore, perché lo informa, lo aiuta a capire e quindi lo introduce semprepiù nel mondo dell’arte e della cultura. A questo proposito acquisiscono moltaimportanza i servizi audio che possono essere richiesti all’ingresso di ognimostra e che danno un notevole contributo alla comprensione dell’opera d’arte.Ecco che diventa molto importante la continua frequentazione di mostre,abbinata a qualche buona lettura, perché solo così è possibile recepire aspetticulturali nuovi che naturalmente migliorano, ampliandolo, il bagaglio culturaledi ognuno di noi. Grazie a questo tipo di preparazione si acquisisce poi lacapacità di giudicare anche l’opera di un pittore giovane e sconosciuto.Andando a vedere la mostra di un grande dell’arte si rimane condizionati dallafama del pittore e tutta la sua produzione viene di conseguenza consacrata evalorizzata a livello di capolavori, mentre invece anche il famoso pittore puòsbagliare, ma essendo l’opera di un “Grande” viene sempre ritenuta uncapolavoro. Potrà sembrare una “bestemmia” ma, andando a visitare una mostra,ho visto un quadro di Gaugin veramente brutto. Secondo me, il pittore, non soddisfattodi quel quadro lo aveva messo da parte senza finirlo in attesa dell’ispirazione.Questo avviene di frequente tra gli artisti, basti pensare che fino agliImpressionisti, e poi anche oltre, spesso i quadri venivano dipinti a strati,per cui, dato che i singoli strati dovevano asciugarsi, venivano messi da partee intanto i pittori si mettevano a dipingere altri quadri. Spesso, quandoriprendevano in mano il quadro messo a parte, succedeva che all’artista nonpiacesse più, per cui cominciavano a modificarlo, poi lo rimettevano via perriprenderlo in altri momenti. Queste modifiche vengono chiamate dagli storicidell’arte: “pentimenti”. Oggi queste variazioni sono state evidenziate, conl’aiuto dei raggi X, in diversi quadri antichi, compresi alcuni di Leonardo daVinci. Secondo me quel brutto quadro di Gaugin è un quadro incompleto, noncurato, sporco per diversi ritocchi che ha subito, però, oggi, è sempre unquadro di Gaugin, per cui piace a tutti e vale tantissimo, ma per me rimane unbrutto quadro. Mi viene da pensare al filosofo danese Soren Kierkegaard chechiama “elogio o giudizio stabilito” quello che ha la sua fonte nellapersuasione della comunità o del numero di persone che corrompe profondamenteil giudizio del singolo individuo. Succede anche che molti artisti moderni chehanno raggiunto la fama si lascino prendere dall’aspetto economico ecommerciale perdendo la voglia della ricerca. A volte succede che alcunigalleristi impongono agli artisti un certo numero di opere al mese, per cui essisono costretti a ultimarle velocemente per rispettare il contratto. A questopunto gioca molto anche la volontà dell’artista. In passato, per esempio,abbiamo visto alcuni casi in cui il pittore faceva dipingere il quadro da unsuo allievo e lui metteva solo la firma. E’ purtroppo successo più di una volta.Comunque, al di là di qualsiasi definizione culturale, un quadro vienegiudicato singolarmente, in maniera soggettiva ed è bello se sa trasmettere unaqualche sollecitazione. Esso riproduce un’esperienza di vita indipendentementedallo stile adottato, per cui ha sempre qualche cosa da esprimere o dacomunicare. L’opera d’arte viene percepita istintivamente, non viene richiestala definizione o la differenziazione tra disegno e pittura e quindi il concettoo l’ispirazione che hanno permesso la realizzazione dell’opera. Goetheaddirittura, nella sua “Teoria del colore”, afferma che la luce e i coloririsiedono nella mente ed esistono solamente se esiste un osservatore che lipercepisce; e sono “allocronici” cioè variano a seconda del punto da cui siguardano. Se poi si volesse andare più a fondo nel visitare una mostra allorasi può chiedere l’aiuto di una guida, grazie alla quale, si potranno coglieretanti aspetti e particolari del quadro che un occhio non abituato nonpercepisce. Addirittura si può arrivare a capire il metodo “mfi”  che è un metodo di costruzione del quadrostesso spesso adottato dai pittori di un tempo, oggi meno utilizzato. Infatti l’artistaera un intellettuale che si serviva nelle sue realizzazioni non solo dellatavolozza e del pennello, ma anche della matematica e della geometria, con lequali coordinava le proporzioni e lo spazio pittorico che, abbinatiall’invenzione e all’immaginazione, rendevano, e rendono tuttora armoniosa larappresentazione pittorica. E’ in questa maniera che si apprende il rapportotra armonia ed equilibrio e poi tra forma e colore. Nasce così quel piaceresemplice e naturale che deriva dall’ammirare un quadro senza cercare diinserirlo in una delle tanti correnti esistenti nel mondo della pittura. Comunque,in generale, un pittore  va giudicato nonsulla base di un solo quadro ma nella sua completezza, esaminando possibilmenteil maggior numero di quadri e riuscendo a capire così qual è stata la suaevoluzione. A questo punto nasce dentro di me una domanda: quale sarà ilrapporto dei romagnoli con l’arte? Si informeranno sulle mostre inprogrammazione nelle loro città o meglio ancora in Italia? Credo si possarispondere a questi e ad altri interrogativi attraverso le abitudini delle singolepersone. Se una persona va con una certa frequenza al cinema e a teatroindipendentemente dal tipo di programmazione e se va ad ascoltare concerti ospettacoli di danza, non ha importanza se classica o moderna, se legge qualchelibro e qualche giornale allora sicuramente conosce la Cappella Sistina e lagalleria degli Uffizi e se è stato a Parigi ha visitato il Louvre e il museod’Orsay e credo che sia anche disposto a fare molti chilometri per vedere unamostra. Con grande piacere sto vedendo che il numero di siffatte personeaumenta sempre di più e questo fa ben sperare per un futuro migliore che non silimiterà sicuramente all’arte.

 


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