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   Interviste

martedì 28 febbraio 2012

Area Vasta. Dimensione ottimale


Il dibattito ed il confronto sulla sanità ed in particolare sull’Area Vasta Romagna, continua a coinvolgere politici, amministratori esponenti di forze economiche e sociali. Questo incontro consente di conoscere anche il parere di un clinico. Ci auguriamo ne seguano altri, ma intanto devo un particolare ringraziamento al Prof Claudio Vicini per questa nostra conversazione. Il Prof Vicini è Direttore dell’U.O. Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. È inoltre Direttore del Dipartimento Chirurgie Specialistiche. Cesenate, è da sedici anni in forza a Forlì. Il suo curriculum è da solo emblematico dell’autorevolezza e del prestigio professionale che gli sono riconosciuti a livello nazionale ed internazionale. Nei quindici anni l’U.O. Orl di Forlì ha avuto uno sviluppo notevole. Lo raccontano i dati significativi del passaggio da circa 600/700 interventi all’anno agli attuali 1800 interventi in anestesia generale, ai circa 200 in emergenza, ai più di 950 in anestesia locale. In tempi nei quali si fa un gran discorrere di meritocrazia che andrebbe valorizzata, tutelata e valutata, senza però che il passaggio dalle buone intenzioni ai fatti sia particolarmente spedito e diffuso, sottolineo la mia opinione: in sanità, in ambito clinico soprattutto, vi sono indicatori difficilmente controvertibili che consentono valutazioni ed apprezzamenti di merito, anche in assenza eventualmente di adeguati strumenti predisposti a precisa valutazione. Difficilmente, un medico, un chirurgo, uno specialista, per le sue caratteristiche e per la sua professionalità, assurge ad una certa notorietà perché – chessò – tirato dal gossip spettacolare di qualche rotocalco. Il riconoscimento della sua validità segue semmai ben altri percorsi, non ultimo, anzi secondo me il più rilevante ed incisivo, l’apprezzamento che si espande attraverso coloro che di quella professionalità hanno potuto beneficiare e si sono potuti avvalere. Alle domande sul funzionamento dell’U.O e del Dipartimento che dirige gli chiedo anche se c’è una lista di attesa di pazienti che intendono sottoporsi alle sue cure. "Sono 1920 coloro che sono in lista d’attesa. Indicativamente i pazienti chirurgici provengono per il 20% dal territorio forlivese; il 30% da fuori regione e il 50% dal territorio regionale e di area vasta romagna". Anche i dati su immigrazione ed emigrazione sono rilevanti ai fini delle valutazioni in campo sanitario.

L’Ausl di Forlì ha avuto un forte sbilancio finanziario negli anni scorsi. Se ne è parlato molto.

In seguito è stato sostituito il precedente Direttore Generale con uno nuovo. Quanto ha influito questa condizione sull’andamento generale dell’Ausl e dell’Ospedale? " Il ripianamento del deficit di bilancio non ha modificato in maniera sostanziale la nostra operatività se non in maniera minima. Le misure che sono state adottate per il contenimento della spesa sono state apportate in modo intelligente per cui il calo della produzione è stato decisamente molto modesto, quindi non si può sostenere che la riduzione del deficit abbia influito sul calo dell’attività". " Le restrizioni avvenute sono state soprattutto sull’aggiornamento tecnologico e sull’avvicendamento del personale. Pur con la cinghia stretta non ne ha risentito la sostanza della produzione. C’è stata una scelta più oculata sugli aggiornamenti, gli acquisti sono stati fatti in maniera più rallentata. Il lavoro ospedaliero nel complesso non ne ha risentito sostanzialmente." Vicini ci tiene a rimarcare una fondamentale gratitudine:" Grazie alla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì siamo riusciti a mantenerci aggiornati sulle tecnologie". Nel futuro della spesa sanitaria penso che le Fondazioni dovranno inevitabilmente assumere un ruolo più sistematico e ovviamente che questo è un tema importante che dovrà con attenzione essere messo a fuoco anche su un piano culturale. Anche il Prof Vicini mi pare su questa lunghezza d’onda e intanto sottolinea il ruolo che esse già svolgono. "Siamo stati supportati – continua infatti Claudio Vicini – da una Fondazione che oltre ad avere disponibilità finanziarie si è dimostrata molto aperta all’innovazione in sanità ed ha dato riscontro tangibile ad alcuni suoi precisi compiti fra i quali rientra l’attiva attenzione all’importante ruolo sociale della sanità". Ma entriamo nel vivo del dibattito sulla sanità dell’area romagnola. "L’Area vasta, dice Vicini, comprende quattro aziende ognuna delle quali ha una sua propria struttura otorinolaringoiatrica.Ogni azienda ospedaliera ha dei presidi diversificati, ma ovunque sul territorio c’è una risposta capillare. L’otorino ha delle prestazioni di base che devono essere sul territorio vicino perché l’accessibilità è una caratteristica importante. Questo è peculiare di una disciplina che non è però solo tonsille e setto. Noi come otoiatri facciamo anche oncologia avanzata , chirurgia integrata con chirurghi toracici, vascolari, generali, endocrini, stomatologi. Sui diversi punti di forza peculiari delle quattro sedi c’è una spontanea ripartizione sul campo così che ci sono vocazioni diverse fra Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna. Si sono venute a spalmare delle competenze che sono differenziate perché storicamente gli specialisti dei quattro territori hanno coltivato interessi differenti e certo complementari." Penso sarebbe necessario un forte coordinamento, lo incalzo di proposito: non mi pare ci sia, però. La sua risposta: "Non c’è coordinamento perché la percezione è che non ci sia una reale volontà di coordinamento. Quando c’era Delfo Casolino a Ravenna, primo e unico coordinatore designato, è stato fatto un lavoro preliminare del tutto spontaneistico, che poi si è fermato del tutto. L’esigenza di coordinamento c’è, ed è difficile dire che cosa lo frena. Ci vogliono delle strategie ci vuole coordinazione". Azzardo io nel supporre che possano essere ostacoli anche certe concorrenzialità sotto cenere che trovano riscontro in ambito politico e che non producono decisioni per non incorrere nella difficoltà che possono comportare certe scelte seppur doverose. Del resto mi consta che certi coordinamenti si sono messi in essere. Che sia un problema che poggia più sul gradimento politico che su altro? " Può essere, ma non ne sono convinto. Molto dipende dalle persone, dai rapporti personali. Talvolta sono i personalismi che hanno molta influenza. Chi coordina l’intero palinsesto può considerare certi coordinamenti in base al vantaggio che recano. Di fatto dovrebbe essere una progettualità asettica, tranquilla che lo delinea e lo definisce. Non si tratta di un fatto o di uno strumento di potere, ma di uno strumento atto a migliorare efficacia ed operatività tra le differenti sedi". Il livello di coordinamento deve tener conto di differenziazioni oggettive di contenuti. Ci sono delle situazioni in medicina che sono rarissime che richiederebbero un coordinamento di Area vasta o anche regionale o addirittura sovraregionale, altre che sono di tale frequenza che sarebbe un grave errore non avere un coordinamento periferico o zonale. Dobbiamo cominciare a leggere il problema a seconda delle esigenze, dei vari percorsi, delle singole patologie. Se c’è un investimento da fare su una patologia frequente lo puoi capil-larizzare in maniera semplice a costi limitati, ma se c’è una patologia molto rara che richiedono in pochi occorre centra-lizzare in sedi dove fare confluire i rari casi incontrati. La distribuzione di livelli di eccellenza non deve essere quindi vista come se fosse una peste". Una politica ed una strategia ap-propriate per la nostra sanità rimette al centro l’Area vasta e ciò che deve essere? " In una dimensione come la nostra, la dimensione ottimale sarebbe quella corrispondente all’area vasta. In un concetto di medicina moderna rapportata alla dimensione geografica, secondo me – continua Vicini – ha molto più senso ragionare in termini di Area Vasta Romagna, ottimale in un’ottica di integrazione, piuttosto che dar corso ad altre ipotesi di cui si discute (leggi integrazione Forlì-Cesena). Se si mette al centro il problema di una integrazione aziendale fra due vicine Ausl, come questione centrale, si è già minato il concetto stesso di area vasta, hai creato una azienda un poco più grande da contrapporre alle altre e non da integrare con quelle." " Ci sono due atteggiamenti frequenti in area vasta e rispetto ad essa che devono essere evitati: o non ci pensi per niente, e non ne parli, oppure bisticci senza propositività".

Lo provoco: quale considerazione circa il nuovo assessore regionale alla sanità che proviene dalla struttura e da un ruolo primario di carattere sindacale interno. Può muovere da lì un processo di riorganizzazione e ristrutturazione che occorre? " Tecnicamente dovrebbe essere un perfetto conoscitore dei meccanismi, perché è estremamente competente: è medico, dirigente, sindacalista, quindi ha una visione completa. "Veniamo da un’esperienza con Bissoni assesssore che è stata positiva, assai positiva, e non era un "tecnico" ma un politico. La dimensione tecnica prima o poi si confronta, oppure si scontra ed infrange su quella politica. In medicina siamo abituati a ragionare sui risultati. Fino adesso non si sono viste molte note di cambiamento, ma c’è da rammentare che abbiamo avuto un periodo storico eco-nomico globale con difficoltà straordinarie. Quindi aspettiamo". Quindi prof Vicini questo dibattito su Area Vasta Romagna e una sola governance invece di quattro … non mi lascia finire. " Secondo me quando un progetto si trascina così a lungo nel tempo senza approdare a qualcosa di realmente costruttivo e concreto, ragio-nevolmente si deve arrivare a pensare che dietro ci sia sempli-cemente che molti amino parlarne ma realmente non vogliano realizzarlo. Come la Bella di Torriglia, tutti la vogliono, nessuno la piglia. Il problema è che ci vorrebbe molta più onestà intellettuale e molta più chiarezza a tutti i livelli."

Ringrazio il Prof Vicini per questa conversazione. Per parte mia vorrei confidare che la Regione riuscisse a darsi finalmente una politica e ci rendesse più ottimisti sia per la soluzione a proposito di Area vasta Romagna, sia per la nostra sanità.


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