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   Interviste

lunedì 17 febbraio 2014

Incontro con Paolo Lucchi , Sindaco di Cesena

di Denis Ugolini
Paolo Lucchi è il Sindaco di Cesena dal 2009. Sta finendo il suo primo mandato. È ricandidato per un secondo. Lo incontro nel suo ufficio in Comune. Il luogo sollecita qualche memoria. Di grandi sindaci. Antonio Manuzzi. Lo stesso Leopoldo Lucchi. Non gli esterno questo mio intimo ricordare. La chiacchierata tranquilla che gli ho chiesto di fare non si sogna neppure di mettere minimamente a raffronto vicende ed epoche diverse. Anche se ho motivo di farvi intimamente ancora riferimento quando nel corso del dialogo è Paolo a richiamare la sua formazione politica, maturata “in tempi nei quali la politica, i partiti, i rapporti ed il dibattito politici erano di una consistenza e di una qualità assai spesso purtroppo non rintracciabile oggi”. Ne convengo. Pure quando ribadisce “l’esigenza che la politica assuma la qualità e la consistenza che richiedono la sua forza e la sua credibilità, seppur nell’ambito di una mutata contestualizzazione”. “Oggi la politica da troppi è intesa come semplice produzione di comunicati stampa finalizzati alla pubblicazione di un articolo, tanto per apparire e mostrare una presenza, ma senza alcuna elaborazione collettiva”. La critica di esagerato presentismo, di quotidiane presenze e comunicazioni è rivolta anche a te, gli dico. Ti si imputa una inflazione di annunci. “Lo so. Ma è una critica che posso rigettare, per quanto mi riguarda. Non ho nulla contro qualsiasi comunicazione, soprattutto oggi, nel mondo della comunicazione istantanea. Ma quello che si comunica, secondo me, deve avere un lavoro pregresso e garantire una conseguenza successiva certa. Per questo, non comunico nulla se prima non sono sicuro che quello che affermo è qualcosa che sarò in grado di fare e di realizzare. In ciò che comunica un Comune, alle spalle c’è sempre un lavoro preparatorio, al quale seguiranno fatti. Questo si aspettano le persone ed i cesenati in particolare, poiché da noi accade così da sempre, da ben prima che mi capitasse di essere Sindaco di questa città. Quanto al presentismo (o presenzialismo?) è vero, sto molto, moltissimo in mezzo alla gente. Frequento le iniziative, gli eventi, le circostanze alle quali mi invitano. E lì ascolto, ne traggo conoscenze, spunti, rabbie, paure. Arricchisco il quadro dei problemi entro il quale sono chiamato ad operare e spesso a dover dare risposte. Cosa c’è di sbagliato in questo? Un Sindaco deve fare così, che sia di centrodestra o di centrosinistra. E se non lo fa (se non lo invitano, se non va), ha sbagliato qualcosa nel rapporto con la sua città”. Il nostro è un semplice colloquio, non è una intervista. Non ne sarei nemmeno capace. Paolo ed io ci conosciamo da tempo. Con stima reciproca, penso, che poggia, anche, sull’accettazione e il rispetto, reciproci, delle nostre differenze politiche e culturali, su un confronto corretto e critico, tutt’altro che preclusivo anche a convergenze. Però aperto e schietto. Ma adesso qui interessa qualche opinione di Paolo Lucchi, fuori da schemi precostituiti e troppo formali. Gli chiedo perché ha votato per Renzi alle primarie per la scelta del segretario del Pd, e perché lo ha dichiarato solo a ridosso del voto? “No. Non è stata una scelta improvvisa, ma maturata sin dopo il voto delle politiche di Febbraio 2013. E, chi mi conosce lo sa, condivisa da tempo con molti all’interno del PD di Cesena. Renzi rappresenta un cambiamento del quale, mi pare, sia forte l’esigenza. Ritengo sia stata la scelta giusta. Renzi ha impresso un rinnovamento, un movimento positivo alla politica inconcludente che si trascina da troppo. E, al di là di qualche battuta di troppo da toscano che non sa frenarsi, a me piace molto il suo modo di fare il segretario del PD”. Gli premetto che considero inappropriato il termine, ma ne faccio uso per capirci meglio e gli dico che il “renzismo” diffuso, di cui apprezzo molto personalmente, pare travagliare anche questa regione, la “regione rossa” da sempre considerata un “modello” della sinistra. Vado oltre. Nella direzione nazionale del Pd renziano c’è il Sindaco di Forlì, Balzani, che non solo non proviene dal Pci, ma che di recente ha formulato una critica molto dura e forte avversa al modello emiliano considerato un “sistema chiuso”. “L’Emilia-Romagna può vantare di essere stata una sorta di modello positivo, di socialdemocrazia in Italia che ha reso la nostra una fra le regioni più apprezzate del Paese. Non sento la Regione come “matrigna". Mai. Nè le si possono addossare tutte le colpe che ritiene abbia chi critica il modello “chiuso”. C’è una evoluzione di un’esperienza in generale positiva e che oggi procede con una forte interazione con le istituzioni locali e le esigenze anche nuove in campo sociale ed economico. Fa testo dell’evoluzione e del fatto che la Regione è fra le più avanzate, anche la riforma sulla sanità che ci riguarda direttamente in Romagna. Questa evoluzione manifesta, anche, talvolta, qualche debolezza”. Si parla molto di “nuovo” e di “vecchio”. Tu, Sindaco, sei nella fase di passaggio fra un primo mandato ed un probabile nuovo. Mi piacerebbe conoscere come lui si ritiene e si pensa: l’ultimo del “vecchio” o il primo del “nuovo”? Parlo del modo di amministrare, ovviamente. “Bella domanda. Come dicevo, provengo da una formazione e da un modo di fare e considerare la politica indubitabilmente, con i parametri dell’oggi, “vecchio”. Ma nel “nuovo, riscontro molte debolezze, soprattutto una vera e propria assenza di “scuola” politica. È molto utile e positivo – mi sottolinea, per inciso, dandomene anche notizia - a questo riguardo l’iniziativa (di formazione politicoamministrativa) di “Radici della Sinistra”, coordinata da Simone Zignani. Ma se provengo da una formazione politica antica - dice Lucchi - spero di essere un po’ anche il segno del “nuovo”. A partire dalle primarie per la mia candidatura già la volta precedente. E con quelle recenti per questa nuova candidatura. Non è solo un fatto di metodo. E’ una forte innovazione. Con la quale a Cesena le altre forze politiche, purtroppo, non hanno saputo confrontarsi”. Paolo sottolinea e rimarca di essersi dato “…una linea alla quale si attiene. La sintetizzo così: ascolto, dialogo, soluzioni. Ascolto il più ampio possibile, così come pure pratico quotidianamente il dialogo ed il confronto. Tenendo conto di questo, alla fine decido le soluzioni che poi assumo. Perché poi si deve decidere, come i cittadini si aspettano dal loro Sindaco, che l’abbiano votato o no.” Mi fa esempi di iniziative svolte dal Comune su diverse questioni, traffico, parcheggi, urbanistica, che stanno in questo asse metodologico. Gli chiedo, però, se anche nel merito dei contenuti che segnano una certa cultura di governo locale c’è innovazione di rilievo e quale ritiene sia quella di maggior riscontro della sua azione come Sindaco. “L’impegno al mantenimento dei servizi sociali: a fronte di risorse sempre più critiche per i Comuni, di fronte a bisogni sempre maggiori ed anche più acuti. Ti faccio un esempi oggi registriamo 1542 famiglie “povere” a fronte delle 400 in passato. Se il Comune non interviene prima, resterebbero al freddo per l’impossibilità, ad esempio, di pagare le bollette elettriche. Noi abbiamo operato per tutelare servizi buoni pur nelle oggettive difficoltà che dicevo. A mio parere questo è buon governo. Qui come in altri campi”. “Ad esempio la centralità posta sul tema del lavoro. Favorendo le imprese. Anche con il nuovo piano strutturale. Le imprese che hanno esigenze per la loro continuità, per lo sviluppo, la difesa e la crescita occupazionale vanno aiutate. Con trasparenza e con la messa a punto di corrette condizioni. E’ un lavoro che stiamo facendo e che faremo. I nostri piani, le nostre regole devono rappresentare una sorta di “contratto con la città” per fare impresa. Portare avanti progetti fattibili e mirati. Ci sono investitori che provano di cambiare destinazione all’uso dei terreni e basta. Non sono questi i progetti che diciamo né quelli che servono a Cesena”. Quel Patto sociale per la crescita al quale spesso ti abbiamo richiamato, non solo noi, però… “Bisogna uscire dai titoli; dai comunicati stampa”. Lucchi diventa incalzante. “ Vanno individuati i problemi. E poi va data forma concreta all’idea che è buona. Va portata su temi significativi riguardanti lo sviluppo economico e non solo e in una dimensione romagnola. E’ il crinale che dobbiamo avere. Un Patto non è solo un luogo di incontro”. Nemmeno la proposta di questo Patto è riduttiva a una sorta di “tavolo” fra i tanti, ed episodici, che ci sono stati, gli dico, spesso inconcludenti. Ma sia per le questioni di più ampio spettro e per quelle più propriamente locali, se si vuole fare occorre dare concreto impulso. Definire interlocutori con cui approfondire un lavoro serio, che non sia solo un luogo e qualche episodico incontro. “Troppi pensano che tutto si misuri in comunicati e dichiarazioni. Non è così. Anche gli interlocutori devono essere di vera disponibilità e volontà”. Ma l’impulso forte e vero deve venire dalle istituzioni. Lucchi non lascia per niente cadere il problema. Anzi! Tuttavia volge lo sguardo – e non possiamo che convenire – allo scarso dibattito vero sui problemi. Scarso assai se depurato dalla semplice presa di posizione in cui pare autodefinirsi ed assolversi la “partecipazione” delle forze politiche e non solo. “Cesena è una città, a differenza di altre, meno in crisi di identità. Come si vede nel suo sistema economico, con le sue cinque grandi imprese ed un tessuto delle piccole e medie che sono ancora una forza consistente e dinamica”. “Stiamo già provando a fare molto, come Comune, in direzione della miglior organizzazione e della riduzione dei tempi della burocrazia, anche coordinando ancor più efficacemente i servizi e l’azione della Conferenza dei servizi. E questo per essere più efficaci nel garantire risposte alle imprese ed ai cittadini”. “Per quel Patto – all’interno del quale possono stare questi ed altri problemi - comunque, ci vogliono reali disponibilità ad esserne parte ed a portarlo avanti da parte di tutti gli attori della rappresentanza sociale, economica, sindacale, politica. E queste non sempre e non tutte si sono ancora manifestate con univoca e pari disponibilità e volontà”. Intanto però –gli dico la mia opinione - bisogna che ci sia chi muove in questa direzione, anche per vedere chi ci sta davvero e chi no. Il Sindaco non perde di vista l’ambito di Area vasta “al quale – dice - è opportuno e necessario che si rapportino queste problematiche tutt’altro che separate dalle questioni infrastrutturali, viarie, della logistica. Gran parte delle politiche locali, per potersi affermare con qualità ed in modo incisivo, non possono non essere assunte se non in questo contesto programmatorio e di coordinamento. È un grande passo avanti ed una grande riforma la realizzazione dell’unica Asl di Romagna. Per la quale mi sono speso con forza fin dall’inizio. Voi di Energie Nuove lo sapete essendo tra quelli che più sono stati su questo dibattito senza timidezze”. Era importante – torno su una critica che Paolo sa gli abbiamo rivolto – che la partenza dell’Asl unica fosse contraddistinta da una “discontinuità” opportuna dei vertici di governance, rispetto agli attuali assetti di direzione generale. Del resto lui stesso conveniva con questa impostazione. Da Forlì invece di una spinta innovativa vi è stata una pressione conservativa e la Regione ha dato prova di debolezza politica e non solo. “La soluzione che si è resa possibile – dice – è comunque una buona soluzione. Adesso vediamo come procede. È un Direttore generale, quello designato, di grande qualità ed esperienza, diamogli tempo per dimostrarlo con scelte e fatti”. Già, staremo a vedere. Guardando alla preparazione in corso della prossima campagna elettorale gli dico che non mi pare di vedere sul piano della politica delle alleanze, una qualche innovazione di rilievo rispetto al passato. “C’è una lista di cittadini (“Semplicemente Cesena”) con un programma che ti invito a guardare, molto concreto, innovativo, serio. È una assoluta novità. L’alleanza è ampia, solida e qualificata”. A me pare, gli sottolineo con un sorriso, di poterti chiedere se ti piace vincere facile? A pochi mesi dalle elezioni in campo c’è Paolo Lucchi, candidato Sindaco e l’alleanza che lo sostiene. Non ci sono ancora altri candidati alternativi – ci saranno -, ma ancora a ridosso delle elezioni non si conoscono, né si sa quali e come vi saranno altre liste e quante saranno. “Una consultazione elettorale – dice Paolo – non è mai facile, per nessuno. A me pare che noi abbiamo fatto un buon lavoro che tanti ci riconoscono e che la stessa nuova lista che dicevo avvalora. Sento che abbiamo la fiducia di tanti cesenati per tutto questo. Certo che una alternativa che abbia forza e credibilità non è mai una costruzione improvvisata. Come ha detto Romano Colozzi, di recente sulla stampa locale, deve essere preparata. Ci vogliono anni. Di queste cose ne terranno conto i cittadini cesenati. Comunque niente è facile. Spero che ci sia un confronto elettorale serio, basato sui temi di sviluppo della nostra città e non solo sulle urla.” Al momento più che altro il confronto è con il Sindaco, nuovamente candidato Sindaco, per assenza di altri interlocutori. Almeno al momento. Paolo Lucchi, in questo nostro colloquio, mi ha indubbiamente sollecitato riflessioni sulle quali in altra sede tornerò. Un confronto che continua. Con il ringraziamento per il cordiale colloquio, gli auguri a lui di buon lavoro.

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