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   Lettere

martedì 22 luglio 2014

Lettera a "quellidisantalucia"

di Claudio Cavalli
Cari amici
sono davanti a questo testo per Energie Nuove che mi è stato chiesto da Denis Ugolini. Lo riscrivo e ricambio senza mai trovarne un senso, un’efficacia, un qualche valore interlocutorio. Certi avvenimenti mi colpiscono come mine: i sipari strappati dalla giustizia sull’Expo milanese e sul Mose di Venezia dicono che possono essere travolti i confini di malaffare considerati non superabili. Mi domando quanto della questione corruzione attraversa queste terre di Romagna. Il dopo elezioni in città mi sembra una fibrillazione per avvicinare le stanze del potere e per il Cesena in serie A (mi fa piacere, ho giocato al calcio fino a 18 anni, ma senza diventare tifoso), abbiamo un assessore alla cultura di grande esperienza sportiva e agricola che non conosceva la Malatestiana (mi auguro che la conosca presto), abbiamo una unica dirigente del comune per ogni ambito culturale ed educativo e ora dirige anche la Malatestiana Antica, memoria del mondo. Abbiamo il sindaco rieletto al primo turno per un secondo mandato, esperto di macchina amministrativa e di commercio.
Dunque tutto procede gloriosamente nella norma. Mi chiedo dove sta (starà) in città il cambiamento. La straordinaria e travolgente vittoria elettorale del PD, piena di promesse, è una spinta a cambiamenti profondi e a prendere atto che non siamo in una commedia all’italiana, come molta politica e classe dirigente, già impegnata nel piazzarsi con i nuovi vincitori, ce la racconta tra vittimismi e pseudo ottimismi, ma siamo in una tragedia shakespeariana che richiede un percorso eroico, doloroso, lungo e difficile, perché il marcio in Italia è vasto, profondo, capillare. Il trascinamento elettorale operato da Renzi sul Pd, oggi chiaro in tutte le analisi (da Ilvo Diamanti a tutti gli altri) è bandiera e coperta che si può tirare a coprire ogni evoluzione operativa. Ci sono quelli che nella vittoria del PD raccolgono un’idea di democrazia ampia, che apre alla partecipazione delle persone con le loro idee e immaginazioni, nella solidarietà delle differenze, nella varietà di parole, pensieri e cose: questi colgono il bisogno profondo di “societas” e di autenticità e agiscono/agiranno di conseguenza, aprendo porte al merito, all’intelligenza e competenza, a progetti partecipati per il futuro. In un altro modo invece agiscono/agiranno quelli che pensano che la vittoria alle elezioni sia giustificazione di quanto detto e fatto fino ad ora, in continuità con il passato: allora sarà praticato il programma (se era un sommario generico ora sarà interpretato con cose molto concrete, non so quanto discutibili) attraverso i collaudati strumenti organizzativi, come i partiti, o i gruppi tecnico economici appartati, i circoli dei poteri reali, i cerchi più o meno magici. D’altra parte squadra che vince non si cambia. Questa seconda mi sembra la strada dell’amministrazione cesenate.
Così, riguardo all’articolo per Energie nuove, continuo a sentirmi fuori posto. Avrei cose da dire ai genitori che conosco (e dopo 5 anni sono diventati veramente molti, qualche migliaio solo quelli di Cesena), potrei scrivere qualcosa agli insegnanti. Ma sulla Malatestiana ho già detto negli incontri pubblici e scritto (nel documento quellidisantalucia) il mio pensiero. Ci sono due detti milanesi che, a me romagnolo di nascita, sono piaciuti subito, oltre 40 anni fa, quando entrai nella vita di quella città. Li scrivo in dialetto milanese: ofelé, fa el to’ mesté che tradotto letteralmente significa “pasticciere, fa il tuo mestiere” e cioè: ciascuno faccia il mestiere in cui è specializzato (ma anche: per il quale è rispettato); il secondo proverbio è: se la va, la g’ha i gamb, che significa “se una cosa funziona vuol dire che ha le gambe”, straordinario condensato di una milanesità ormai scomparsa, quando lo spirito della ragion pratica era: prima di tutto fare funzionare le cose.
Bene. Tutto questo per dire che io sono un narratore di storie per bambini e ragazzi e un inventore di avventure culturali per loro e, quando capita, per genitori ed adulti che vivono o lavorano con loro. Questo è il mio mestiere che so fare, credo bene. Questo è anche l’ambito nel quale faccio politica. Qualche volta ho partecipato ad iniziative “strettamente” politiche, per caldeggiare progetti innovativi o strutture culturali all’interno di organizzazioni o amministrazioni di sinistra, per collaborare a campagne elettorali, anche a sostegno di qualche candidato stimabile e stimato (in un caso fu un vero piacere, contro ogni previsione, riuscire a mandare a casa una quarantennale potente giunta democristiana). Ma sono sempre stati episodi con un inizio e una fine.
L’iniziativa da noi messa in atto a Cesena con il documento firmato Quellidisantalucia aveva un respiro ampio, da cultura politica in senso largo e alto, aperta a tempi anche medio lunghi. L’abbiamo proposta senza condizionarla ad aspetti elettorali e senza confini ideologici o di appartenenza. L’abbiamo fatta per dare un contributo alla vita democratica della città e del territorio delineando certe idee di futuro, ma i politici locali si sono dimostrati più gommosi e alieni di quello che immaginavo e la cosa mi ha veramente sorpreso. Mi pare chiaro che gli operatori locali della politica pensano, ed è così, che le vere cose che contano -o i veri traffici – anche a Cesena stanno altrove. Per cui la nostra proposta la va no, non va, dunque non ha le gambe. E se il nostro documento e le nostre idee non sono state interlocutorie prima e durante la campagna elettorale, lo saranno ancora meno ora.
Quindi l’ ofelé torna al so’ mesté, torno a scrivere e raccontare storie e a inventare avventure. Perché mi dà fastidio e mi toglie energie cercare di interloquire inutilmente con il partito per il quale voto e partecipo a tutte le primarie da quando è nato, e che non mostra nessuno interesse per quello che diciamo e facciamo. Preferisco lavorare per Artexplora, per i bambini e ragazzi che lo frequentano, perché il tempo che qui trascorrono sia memorabile, e le cose che racconto sulla Malatestiana e sull’arte siano appassionanti al punto che almeno alcuni di questi bambini, quando saranno padri, se ne ricordino e le raccontino ai loro figli. Così fra 50/60 anni, quando gli adulti attuali non ci saranno più o non conteranno più nulla, quando i signori del denaro e dei traffici non ci saranno più o non conteranno più nulla, e i loro stessi traffici e prodotti non ci saranno più o saranno qualcosa di così diverso che neppure possiamo immaginare, la Malatestiana sarà ancora là, intatta, e qualcuno di questi ex bambini ne racconterà la storia straordinaria proponendo agli uomini di allora dialoghi sulla vita, la bellezza, l’armonia.
Per un certo tempo, non so quanto, non chiedetemi di scrivere di politica o cose che abbiano a che fare con i dintorni della politica. Devo disintossicarmi. Piero, scusami con Denis riguardo all’articolo. Grazie, cari amici. E non fatemi mancare la vostra posta.

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