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   Opinioni

venerdì 14 ottobre 2016

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di Davide Giacalone

La garareferendaria sarà a chi perde di più. Nel momento in cui scrivo (finesettembre) i sondaggi danno in vantaggio il No. Credo dipenda in gran parte dalfatto che, fin qui, hanno parlato quasi solo quelli del Sì: più parlano e piùperdono. La campagna referendaria darà visibilità anche agli altri,riequilibrando le sorti. Vedremo come andrà a finire, ma ho l’impressione chepochi voteranno sulla base dei contenuti della riforma, apprezzandoli o, comeme, non condividendoli. I più voteranno contro la supponenza del frontegovernativo o contro il caos delle opposizioni. Nelle urne, insomma, sirisponderà a un quesito che sulla scheda non c’è. Il pericolo, però, è unaltro.

Una manatad’incoscienti crede sia utile drammatizzare quell’appuntamento. Passata la fasein cui Matteo Renzi accoppiava la sconfitta al referendum con il suo ritirodalla scena politica, appurato che la cosa suscitava più brama che ripulsa, oranega anche solo l’ipotesi minimale delle dimissioni. Laddove è solare che sidovrà dimettere, nel caso perda. Il Quirinale, del resto, ha organizzato lecose in modo da evitare squilibri, chiedendo che la legge di stabilità siaprima approvata, almeno da un ramo del Parlamento. Passata quella fase,comunque, una parte significativa del fronte del No s’è messa a sostenere cheuna conferma della riforma costituzionale (delle riforme, per la verità, perchésono tante, diverse e solo il cielo sa come si possa rispondere con un soloassenso o dissenso) equivarrebbe alla fine della democrazia e l’avventodell’autoritarismo. Per tutta risposta il fronte del Sì ha preso a sostenereche se la riforma fosse bocciata sia le “cancellerie” europee (fa tanto fico,chiamarle così, benché non abbia senso) che i “mercati” (altra denominazione didubbio significato) ne dedurrebbero che l’Italia è inaffidabile e destinata alcaos. Sono degli incoscienti. Entrambe.

Prima o dopoarriverà il giorno dopo. Se vincerà il Sì non ci sarà alcuna dittatura. Semmaiprevedo l’apertura di una stagione ancor più trasformistica della presente, contransumanze parlamentari da far impallidire la memoria di Agostino De Pretis.Se vincerà il No non ci sarà alcun caos, perché saremo quel che siamo, ponendosolo fine a una stagione in cui la spocchia è stata pari all’approssimazione eal rinnovato gusto clientelare, di antica marca democristiana. In tutti i casii nostri problemi sono dati da un debito pubblico troppo alto, dall’incapacitàdi tagliare la spesa pubblica corrente, dal non sapere riordinare,razionalizzare e diminuire le società pubbliche, dal non sapere trovare la viache riporti al lavoro un esercito di esclusi (abbiamo un tasso di occupazionebassissimo, riflesso e causa di produttività calante e scivolamento crescente).Cresciamo la metà degli altri europei, quando si sale, precipitiamo il doppio,quando si scende. Questo è il nostro problema.

Se avessimo unParlamento che non riesce a fare le leggi si potrebbe anche supporre che unesito o l’altro cambi qualche cosa, ma siccome ne abbiamo uno che ne fa troppe,di leggi, il responso delle urne sarà pregno di significati per la prosopopeadei duellanti, ma vacante di effetti per gli amministrati.

Gonfiare leattese e descriverle come apocalittiche è una politica che non so quanti votiporti (credo pochi assai, forse neanche uno), ma porta male a tutti. La mentedelle persone serie sta già pensando al giorno dopo. Solo la mente di chi campadi politica suppone che quel voto sia fatale.


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