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   Opinioni

venerdì 14 ottobre 2016

Vincitori elettorali ma non una classe dirigente

di Davide Giacalone

Si apprezzameglio Roma, se la si guarda da Torino. I topi non sono arrivati a Roma con ilsindaco Raggi, ma neanche se ne sono andati, sol nel vederla ascendere alCampidoglio. Ci vuole fantasia per supporre che in capo a quel sindaco, o allasua giunta, vi siano delle responsabilità, come ce ne vuole per assegnar lorodei meriti. Ancora neanche hanno cominciato, essendo per lo più assorbiti dallatrionfale, ma assai difficoltosa nascita. Però, ecco, fa un certo effettovedere annunciare nelle prime pagine le loro crisi, manco fosse cascato ungoverno, laddove (almeno per ora) non è cascata neanche una giunta. Fa effettomisurare la non larvata soddisfazione: eccoli, hanno fatto cilecca. Il tuttoper cercare di non dire quel che a me pare solare: questo sindaco, questo tipodi giunta, questa inesistenza del governo municipale, è quel che gli elettorivollero. Il che non riguarda solo Roma.

La capitale èoggi in mano a vincitori elettorali che non sono una classe dirigente e hannoidee confuse sul cosa e come fare. Non è una questione che riguardaspecificamente gli ortotteri, tanto più che in altre città, come Torino, lecose vanno assai diversamente. Diciamo che la disintermediazione dei partiti,tanto detestata, porta in superficie realtà che diventano dominanti. A Torinoconta l’essersi formati lavorando a fianco alla casa reggente, benché nonregnante, a Roma l’avere navigato nel generone. Roma è così perché quello èstato il senso del voto: via tutti, avanti gli incompetenti. La vittoria diRaggi è stata travolgente perché gli altri, a torto o a ragione, e molto più aragione che a torto, erano già stati travolti dal discredito. Gli elettoriromani hanno voluto, a furor di popolo, far fuori la politica. Si sonorifiutati di anche solo ascoltare chi sosteneva di avere qualche cosa da dire.Hanno scelto la via dell’azzeramento. Bon, lo zero è effettivamente quel che siritrovano in cattedra.

Ma è scioccoassai pretendere di prendersela con il sindaco, o con il partito che l’hacandidata. Mica nascondevano la loro natura, anzi la esaltavano ereclamizzavano, ben sapendo che era quel che il mercato elettorale chiedeva. Némi pare che abbia fondamento il senso di rivalsa che si legge in certicommenti: se sono riusciti a farsi sconfiggere dal nulla è segno che nellacompetizione avevano messo meno di nulla.

Proviamo atrarne una lezione: non parteggio per questi o quelli, non credo che esistanorivincite, ma ho idea che si debba tornare alla noia. Varrà la pena provare astudiare i problemi e star ad ascoltare se chi si candida a governarli ha delleidee o solo quattro cretinate buttate lì per compiacer la plebe. E mica valesolo per Roma. E mica vale solo per chi fa politica. Vale anche per il resto eper chi fa informazione, come per chi viene informato e vota (o non vota,ovvero vota il non votare). Se ci si deve esprimere sempre in trenta secondiandremo avanti con gente che vuole uscire dall’Europa, dall’euro, dal debito,dalle catastrofi. Fino a uscire di testa. Sempre alla ricerca di un colpevolemorale, tramandando l’immoralità dell’incapacità.

A Roma glielettori hanno ottenuto quel che volevano. Sarà il caso che lo osservinoattentamente. Come sarà il caso che tutti si presti attenzione. Magari peresserne felici. Oppure per imparare.


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