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   Opinioni

venerdì 14 ottobre 2016

Il no per la decadenza politica ed istituzionale

di Riccardo Bruno

“Leragioni per cui avete fatto dimettere il cancelliere saranno dimenticate inpoche settimane. I frutti di tanta stupidità saranno invece ricordati  negli anni”. F. Ebert

Il superamento del bicameralismoparitario era previsto nel programma del quarto governo Andreotti e correval’anno 1989. L’obiettivo del più longevo presidente del Consiglio che lademocrazia cristiana potesse vantare, non era certo quello di impossessarsi diun potere che già si possedeva, e tantomeno di minare le radici di una vitademocratica sufficientemente compromessa. Andreotti si riprometteva semplicementedi andare incontro ai suggerimenti provenienti dall’Unione europea di adeguareil sistema istituzionale italiano a quello degli altri paesi membri con unasola camera elettiva, Spagna esclusa. Solo che la Spagna era uscita dalladittatura nel 1975 ed ancora nell’81 aveva militari pronti a minacciare ilParlamento con le armi in pugno. In verità nessuno dei  governi politico che succederanno al quartogoverno Andreotti ha rinunciato a porsi quello stesso obiettivo di riformacostituzionale. Prodi nel 1996, Berlusconi nel 2001, sono entrambi per ilsuperamento del bicameralismo paritario. Anche per questi precedenti risultapiuttosto difficile comprendere il clamore di oggi per un proposito di riformache si sarebbe dovuto ottemperare già nel secolo scorso. Ancora più sorprendentisono le voci che lamentano il cambiamento di una Costituzione considerata perfetta,come quella del 1948. “La Costituzione più bella al mondo”, si è detto conenfasi, quando dal 1992, quando le Camere modificarono l’articolo 68, quella Costituzioneè stata costantemente riscritta o aggirata decine di volte e su aspettifondamentali che concernano i suoi stessi principi istitutivi, ad esempioquello della libertà e della segretezza della corrispondenza che dovrebbe presupporreuna identica libertà e segretezza delle conversazioni telefoniche.  Che la propaganda abbia superato la dottrinalo dimostra il sussulto di consapevolezza di Stefano Parisi per il quale il Noal referendum deve essere però seguito  daun’Assemblea costituente. Anche Forza Italia comprende che comunque laCostituzione deve essere aggiornata. Solo che ci sarebbe da capire chi a questopunto avrebbe il dovere di convocare un’Assemblea costituente, oltre astabilire  la legge elettorale con cuiquesta dovrebbe essere eletta. Senza un’intesa fra le parti sulla riforma costituzionaleda approntare, soprattutto all’indomani di uno sconto referendario,  un’Assemblea costituente potrebbe solo fare unaltro buco nell’acqua. La Costituzione nel ’48 nasceva da un accordo digoverno  fra la Dc e i partiti laici esoprattutto si appoggiava sul desiderio di Togliatti di dimostrare di essere ilpiù affidabile alleato della Dc, tanto da votare il secondo comma dell’articolo7 su cui laici e socialisti e persino democristiani rimasero impietriti per  senso di pudore. Il secondo commadell’articolo 7 della nostra amata Costituzione fa dei Patti lateranensi,firmati dal cavalier Mussolini, gli arbitri dei rapporti fra Chiesa e Statoitaliano. Per cui se vogliamo muovere una critica vera alla riforma Renzi è cheessa riforma poco o niente e a volte persino male. Il superamento delbicameralismo paritario è prolisso e confuso come molti altri aspetti che puremeritano di essere sostenuti. Bocciare la riforma in un voto referendario nelclima che si è instaurato, assumerebbe però un altro valore, tanto che ilprofessor Angelo Panebianco è convinto che così si rischi di bloccare ogniintento riformatore per i prossimi decenni. In verità il centrodestra ha un suoprogetto e bisogna ancora capire se Grillo preferisca mantenere lo Status quo opromuovere una qualche riforma dello Stato. Di sicuro, invece, la sinistraperderebbe la sua sfida riformista. Con D’Alema al governo si diceva che erameglio non fare nessuna riforma, piuttosto che farne una cattiva. Questo era ilmantra del residuo ideologico massimalista del ‘900. Renzi ha intaccato quelprincipio: meglio una cattiva riforma, soprattutto se promossa in un paeseimmobilizzato come il nostro dallo scontro istituzionale permanente. Quando si vuoleprodurre un cambiamento bisogna pur avere un inizio. Altrimenti si rimane fermi,ritenendo ogni passo inadeguato, come è stato fatto finora. Un’ottima ricettaper la decadenza politica ed istituzionale del nostro paese.


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