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   Opinioni

venerdý 14 ottobre 2016

Uno Stato "light" per le imprese

di Corrado Augusto Patrignani

UnoStato che tratti i cittadini non da sudditi e sia in grado di rendere conto delsuo operato, evitando lungaggini, ritardi, soprusi, inefficienze. Confcommerciocesenate tifa per uno Stato e una macchina amministrativa capace e tempestiva,per un Parlamento che legiferi bene e in tempi celeri, per una presenza menoinvasiva dei partiti, per la riduzione del numero dei parlamentari, per ilcontenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni.

Confcommercioe╠ come sempre in prima linea nelle richieste di una tassazione piu╠ equa (none╠ sufficiente il taglio dellĺIrpef dal 2018 annunciato dal premier): pertrasformare la debole ripresa di oggi in una vigorosa crescita per i prossimianni servono misure che rilancino la domanda interna. Certo: ben venga e siafatto in fretta il

tagliostrutturale del costo del lavoro, ma come ha rimarcato il nostro presidentenazionale Sangalli oggi il vero e piu╠ grande cuneo riguarda lĺinefficienzadella spesa pubblica: ed e╠ qui che si deve intervenire tagliando sprechi einefficienze per reperire le risorse necessarie a ridurre la pressione scale sufamiglie e imprese. Tutto questo e╠ fondamentale e deve essere fatto in tempibrevi. Ma serve ancora di piu╠.

Dopo70 anni di storia repubblicana siamo chiamati a ragionare se la Costituzione habisogno di essere riformata e migliorata: si avvicina infatti lĺappuntamentocol referendum costituzionale, fissato al 4 dicembre, per confermare orespingere la riforma Renzi-Boschi contenuta nella legge costituzionale approvatadal parlamento il 12 aprile scorso.

Unreferendum pone sempre quesiti alla coscienza e alla scienza di ogni singolocittadino e il voto e╠ insindacabile. Confcommercio cesenate - fermo restandoche ciascuno dei suoi associati e╠ naturalmente libero di assumere nellĺurna laposizione che ritiene e anche di non recarsi alle urne - ha tenuto a rimarcareche la questione costituzionale ci riguarda da vicino. Non e╠ materia per dotticostituzionalisti, politici e addetti ai lavori, ma le domande di fondo postedal quesito referendario interpellano ciascuno di noi.

Vogliamocambiare in meglio? Vogliamo eliminare i tempi lunghi del bicameralismo conCamera e Senato che fanno il medesimo lavoro, con quasi mille parlamentari chesi rimpallano i provvedimenti, un esercito troppo numeroso di politici diprofessione che allargano i costi

delleistituzioni. Con la riforma la Camera dei deputa- ti diventa lĺunico organoeletto dai cittadini a suffragio universale diretto e lĺunica assemblea chedovra╠ approvare le leggi ordinarie e di bilancio e accordare la fiducia algoverno.

Eancora: 63 governi in 70 anni, quanti ha raggranellato il nostro Paese, nonsono forse troppi, anzi: esagerati? La durata media e╠ 1 anno, 1 mese e 10giorni. Dove si puo╠ presumere di andare con una barca il cui timoniere cambiacosi╠ spesso e la scialuppa si attarda a litigare?

Lostesso titolo V e╠ in discussione: con la riforma, una ventina di materie dalleRegioni, che non hanno dato oggettivamente grandissima prova di seý, tornerebbealla competenza esclusiva dello Stato.

Cambiamentiimportanti, secondo chi scrive, tantĺe╠ vero che ho deciso di far parte delComitato del Si╠. Non mi interessa chi ha proposto la riforma, non guardiamo laparte politica ma, come sempre abbiamo fatto, stiamo sul merito delle questionie ragioniamo se il cambiamento puo╠ far bene al paese e alle imprese. Leimprese vogliono uno Stato Ĺlightĺ, cioe╠ piu╠ leggero, e efficiente, chesprechi meno risorse e ne destini di piu╠ allo sviluppo Uno Stato piu╠ efficienteche renda la vita piu╠ facile anche a chi fa impresa.

UnoStato, se mi si passa lĺespressione, partner dello sviluppo e non un suorallentatore, come purtroppo ancora adesso e╠ spesso. Ragioniamo allora, di quial 4 dicembre, se la riforma della Costituzione oggetto del referendum puo╠essere utile oppure no per andare in questa direzione.


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