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   Opinioni

venerdì 14 ottobre 2016

Viva l'Europa Viva

di Davide Giacalone

L’Europa sarà iltema sul quale si deciderà parte significativa del nostro futuro nazionale,come anche della nostra realtà politica. Sono convinto che l’Italia potràessere governata, come lo è stata in passato, da forze politiche diverse, marimanendo fermi tre paletti: l’economia di mercato, lo sviluppo dell’integrazioneeuropea e la solidarietà atlantica. Se uno solo di questi paletti verrà messoin dubbio nessuno sarà in grado di assicurare al Paese un futuro degno,lasciandolo riprecipitare in un passato che dovrebbe atterrire.

Vedo bene chel’europeismo arranca ed è in fase calante. Credo, però, che questo dipenda (fragli altri) da due fattori: 1. la viltà delle classi dirigenti (non solo quellapolitica), che pretendono di mascherare da vincoli europei quelli che sonoevidenti vincoli di bilancio e di ragionevolezza; 2. la deprecabile confusionedella memoria, lasciando intendere che ci sia un “prima” dell’Unione europea,laddove, invece, c’è solo un prima della globalizzazione. Quest’ultima è un nostrosuccesso, il frutto del crollo dell’impero sovietico. Chi rimpiange lesicurezze (si fa per dire) di ieri o non ha coscienza o non ha conoscenza deimilioni di fratelli europei che hanno vissuto nella miseria e nella dittatura,come non ha cognizione del fatto che la globalizzazione ha enormementediminuito i morti di fame nel mondo. E’ una storia di successo, che da noiviene vissuta come una specie di iattura, sol perché i ricchi sono chiamati adadeguarsi a un mondo cambiato.

Noi europeisiamo il 7% della popolazione globale, produciamo il 25% della ricchezzaglobale e consumiamo il 50% della spesa sociale mondiale. Siamo l’epicentrodella ricchezza e della libertà, ma premiamo elettoralmente chi ci descrivecome miserabili che s’apprestano a essere dominati. Spero che, un giorno, lastoria rida di tali sentimenti. Soprattutto spero che mai li si debba prenderesul serio, perché la tragedia diventerebbe reale.

Due punti, percapirci. L’euro non nacque il giorno in cui cominciò a circolare la moneta unica,ma assai prima. L’euro è figlio del serpente monetario, poi Sistema monetarioeuropeo. Un processo lungo, influenzato, certo, ma non frutto di una singolapersonalità, quale che essa sia. Rischiammo di restare fuori non quando siconiò l’euro, ma assai prima, quando si trattava di aderire allo Sme. Inquell’occasione il ruolo decisivo lo ebbe Ugo La Malfa, che preso attodell’opposizione comunista, argomentata da Giorgio Napolitano, assicurò che ilgoverno sarebbe caduto ove non avessimo dato l’assenso. Entrammo e a farecadere il governo furono i comunisti. Storia lunga, come si vede.

In quantoall’Europa, la memoria s’è corrotta assai, se solo si pensa che l’esserci“entrati” sia una scelta fatta da uno, o pochi, e in un momento. La realtà èche contro l’integrazione europea si battevano solo due forze: i neofascisti,ancorati a un nazionalismo che aveva già infettato la storia precedente, e icomunisti, adepti di un internazionalismo che aveva nell’Unione Sovietica loStato guida. Il resto era europeista e, più o meno entusiasticamente,atlantista. Né poteva essere diversamente, se solo si prova a ricordare inquale contesto internazionale vivevano quei sentimenti.

Solo l’Italia dioggi, presa nella frenesia di una faziosità senza idee, tesa a leggere séstessa non come figlia di una storia, ma come oggetto di manovre e prepotenze,s’arrischia ad una rappresentazione fumettistica che sarebbe ridicola, se nonavesse tratti di follia. Per questo ho provato a raccontare e ragionare,scrivendo un libro che uscirà alla fine dell’anno (Viva l’Europa Viva). Questoè il fronte sul quale si misurerà non solo la forza di famiglie politiche cheebbero un peso decisivo, come quella repubblicana, ma anche la capacitàculturale di un’Italia che non si sia rassegnata ad accartocciarsi su séstessa.


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