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   Politica Locale

venerdì 14 ottobre 2016

Cesena futura? Dalla politica le giuste risposte

di Giampiero Teodorani

Lapianificazione territoriale e la programmazione socio-economica, sono attivitàdi studio e di governo, complicate e difficili, se condotte in democrazia.

Lemodalità di governo del Paese e delle autonomie locali, mi sembra rifugganosempre di più, da questo metodo impegnativo; sostituito da improvvisazione,secondo i tempi elettorali. Chi governa vuole avere le mani libere eassecondare, di volta in volta, gli umori che nascono dai socia-network, dallastampa e dai gruppi di pressione. Impegnarsi in disegni strategici, che magariguardano al futuro, è cosa sempre più desueta. Per non parlare delle analisi edegli studi. Si inventano ambiti territoriali e diprogrammazione che istituzionalmente non esistono, per fare posto a “slogan”come l'area vasta, le Unioni dei Comuni su questioni mono tematiche, pur di nonparlare più di Provincia (ente intermedio) o di Regione. Si ritaglianoconfini, spesso di comodo, per fughe in avanti, che spesso sono ancheindietro...(basti pensare all'esperienza del comprensorio, abolito proprio nelmomento in cui doveva essere rafforzato, in previsione del superamento delleprovince).

Lafusione fra i Comuni avviene su base “volontaristica”. Dal livello regionale èarrivata la vera delusione; soprattutto per chi ha sempre invocato la richiestadi sostenere l'attività amministrativa, secondo i criteri della programmazionee della pianificazione territoriale.

Quida noi le cose non sono molto dissimili. Nella relazione di inizio mandato delSindaco si legge: «Il progetto di sviluppodella città di domani, che dovrà essere identificato nel nuovo PianoStrutturale Comunale, verte sul concetto di “Consumo Zero” di ulterioreterritorio, anche se ciò dovesse mettere in discussione previsioni giàconsolidate. Coerentemente a questo obiettivo andrà previsto il dimezzamento(Sic!) delle aree di espansione non ancora edificate previste dal precedentePiano Regolatore». Affermazioni precise e impegnative; quasi una leggedel contrappasso rispetto al Piano del 2000, che conteneva previsioni sovradimensionaterispetto alle reali esigenze della popolazione, in termini di areeresidenziali, del produttivo e per servizi e infrastrutture. Questo anche pereffetto del cosiddetto “indice spalmato”, una edificabilità distribuita sudiverse aree (per accontentare molti) e determinare una “perequazione” che hareso impossibili tanti interventi, per gli alti costi di realizzazione e checontinua a impegnare terreni per centinaia di ettari di previsioni pubbliche,che nessuno mai attuerà.

Avereinserito tante aree edificabili fu un errore grave e quella scelta demagogicailluse tanti operatori a partecipare a un mercato, di fatto inesistente equindi asfittico, che ha creato anche tanti problemi al sistema creditiziodelle banche locali. Ora la speranza di riportare, lo strumento urbanisticoalle reali esigenze del territorio, risiede nella capacità di analisi e diproposta, che l'Amministrazione Comunale saprà e vorrà, mettere in campo.Alcune decisioni che l'Amministrazione sta anticipando e di cui si sono occupatirecentemente i giornali, mi sembra che non vadano nella direzione giusta: unnuovo ospedale, (con localizzazione urbanistica quasi fatta) una variante perl'area Montefiore tendente a ridurre la parte residenziale a favore dell'areacommerciale, una nuova caserma per i carabinieri, la riconferma del quartiereNovello, insomma tessere di un mosaico in continuo movimento. Al momento non sisa molto su come si intenda gestire questo complesso provvedimentotecnico-amministrativo; chi lo farà, con quali strumenti e professionalità, econ quali tempi. Una cosa dovrebbe essere certa; un piano che disegna lastruttura della città e del territorio che la circonda è fatto per guardare alfuturo. Per divenire la sintesi della progettualità degli interventi cheriguardano il sociale, la tutela dell'ambiente, lo sviluppo economico, gliobiettivi non si potranno cambiare ogni 3 o 4 anni; perché se fosse così, dicoche quel piano  sarebbe sbagliato findall'inizio.

Un'altraquestione riguarda gli ambiti e la gerarchia delle scelte: ci sono decisioni daassumere a livello di quartiere, altre vanno concordate a livello intercomunalee, in questo momento di “precarietà istituzionale”, in un contestointerprovinciale e ovviamente regionale. La proposta di un nuovo ospedale nonsi può discutere solo con un comitato cittadino; i sindaci di Ravenna, Forlì eRimini dovranno pure conoscere quale ospedale si va progettando a Cesena datoche deve essere in consonanza con i loro presìdi, con l'accordo di Bonaccini(?). Viceversa, l'area vasta sarà solo un ambito “ letterario” di discussionevacua. Le scelte vanno discusse e assunte non solo con i tecnici, ma“politicamente”, per avere la forza e pretendere che vengano rispettate datutti i soggetti attuatori delle diverse politiche, senza improvvisazioni obutade, che valgono per una estate. Sicuramente il garante di questo metodo edi questa discussione dovrà essere il Consiglio Comunale di Cesena, che, fino aprova contraria, è l'organo preposto alla adozione del Piano Strutturale; poi,si capisce, che dovrà farselo approvare dalla Provincia (in questo momento) edalla Regione, per gli interventi nelle materie di sua competenza.

Un’ultimanotazione: sento parlare con insistenza, che la nuova struttura ospedalieradovrebbe sorgere nei pressi di Villa Chiaviche; abbarbicata su quell'asseviario denominato  “Gronda” ( ulteriorevulnus alla centuriazione romana ) che collega il casello autostradale, dopo 8rotonde, alla città. E perché non a Pievesestina, in area proiettata verso Ravennae Forlì, dove c'è già il Laboratorio unico della Romagna. O anche quella fu unascelta improvvisata?.


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