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|  domenica, 27 maggio 2018
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   Politica Locale

mercoledì 26 aprile 2017

Territorio 4.0: la via alla quarta rivoluzione industriale

di Maddalena Forlivesi
 Mentre è partita nel nostro Paese la sfida all’innovazione con il Piano Nazionale Industria 4.0, con le fabbriche intelligenti, la digitalizzazione della produzione ed internet delle cose, occorre diffondere sempre più un modello di convivenza e rispetto nelle comunità e fra le persone, di reciproco rafforzamento fra sistemi produttivi digitali e tradizione manifatturiera, che può diventare la “via italiana” della quarta rivoluzione industriale. E’ oggi fondamentale rimettere al centro le città ed i territori, sia perché la vicinanza alle persone li rende i luoghi maggiormente in grado di dare risposte a problemi ordinari ed emergenze sociali, sia perché solo attraverso le istituzioni che più sono vicine ai cittadini è possibile sperare nella ricomposizione della frattura che si è creata fra società civile e politica. Ripartire dal territorio vuol dire quindi ripartire dalle persone, dai loro problemi e dalle loro speranze, dai giovani per dare loro una prospettiva occupazionale certa e dignitosa, dalle imprese e dall’economia locale come punto di partenza per una visione strategica che sia da stimolo ad un impulso internazionale, perché è proprio nel territorio che le persone, le famiglie e le imprese cercano le prime e più concrete risposte ai propri bisogni. E’ quindi imprescindibile che i territori debbano essere sempre più accoglienti, solidali, inclusivi, aperti al dialogo, alla cultura, all’integrazione e luoghi “amici” di quelle imprese che sonoconsapevoli del loro ruolo sociale. Occorre ripensare ai ritmi e dalla qualità della vita, all’ambiente e alla salute, alla convivenza e alla condivisione, al bene comune e al rispetto delle persone, ai diritti ma ancheai doveri, alla sicurezza dei cittadini, che però deve passare attraverso il rispetto delle regole da parte di tutti e dall’applicazione di pene certe per chi trasgredisce e quindi “tradisce” la comunità di cui è parte. Infine, occorre creare un territorio favorevole alla crescita delle imprese eattrattivo per nuovi insediamenti, che – senza stravolgere l’economia locale, ma integrandosi virtuosamente con essa – possano dare nuovo impulso alle attività e creare opportunità di lavoro, in un’ottica di sviluppo che sempre più va assumendo una connotazione “4.0”, dicui oggi tanto si parla, a volte anche in modo eccessivamente ridondante e facendo propri paradigmi preconfezionati (e un po’ di moda!), senza indagare troppo sulla sostanza vera e su un concreto progetto di fattibilità di una “nostra via” alla quarta rivoluzione industriale. E’ fuor di dubbio che “Industria 4.0” reca in sé un profondo cambiamento intermini di innovazione, ricerca, competenze e tecnologie digitali, il che significa rimettere in discussione le proprie conoscenze e reinventare il modo di produrre, poiché “internet delle cose” insegna ad andare oltre, ad arrivare dove prima non si pensava fosse possibile. Ma il nostro Paese ha anche una tradizione manifatturiera e specificità territoriali, che hanno reso famoso nel mondo il made in Italy e la valorizzazione di questo patrimonio costruito negli anni da tante piccole, medie e grandi imprese è un punto chiave del Piano nazionale Industria 4.0, che il Governo ha presentato il 21 settembre 2016, con l’obiettivo di rivoluzionare e rilanciare il sistema produttivo italiano. Anche se, con un metodo tipicamente italiano, è stato calato dall’alto, senza tenere conto del “sistema paese” nel suo complesso. Sovente si danno per scontati aspetti che scontati non lo sono per nulla, a partire dalle diverse velocità a cui marciano interi pezzi del Paese, per passare al deficit infrastrutturale e tecnologico, agli inadeguati percorsi di istruzione, formazione e aggiornamento professionale, al gap di competitività nei confrontidi altre nazioni industrializzate. Dopotutto, se di rivoluzione si tratta, non può non coinvolgere l’intero Paese e non può limitarsi al solo comparto produttivo, poiché occorre individuare un percorso fatto di crescita condivisa, di collaborazioni, di sinergie, di dialogo e confronto ad ogni livello. La visione deve essere quella di un sistema nazionale e territoriale fatto di “vasi comunicanti” e non di compartimenti stagni, come spesso purtroppo è stato in passato. Occorre oggettivamente sottolineare che per la prima volta anche nel Piano NazionaleIndustria 4.0 non c’è quel mantra della crescita dimensionale, che ha permeato ogni provvedimento che negli ultimi anni ha riguardato il sistema produttivo. Vero anche che viene rimarcato il valore aggiunto delle PMI, con la loro flessibilità, capacità di personalizzare i prodotti e di trovare soluzioni, senza obbligare i piccoli a diventare grandi, proprio perché nellaflessibilità e nella personalizzazione delle piccole e medie imprese deve esserci la chiave di volta di questo piano. Altrettanto vero, però, che non può esistere una innovazione diffusa ed efficace, se non si coinvolgono tutti gli attori di un cambiamento che, per avere successo, deve essere inclusivo delle composite realtà produttive di cui è composto il tessuto imprenditoriale italiano. Sul nostro territorio poi, ancor più caratterizzato da una prevalenza di PMI, purse non privo di realtà industriali importanti, la vera sfida potrebbe essere proprio quella di sperimentare un modello di “Territorio 4.0”, che significa concentrarsi sul rinnovamento della filiera produttiva nel suo complesso, ma in sinergia con un contesto locale che deve fare la sua parte in termini di adeguamento infrastrutturale,tecnologico e di politiche di sviluppo, trovando la corretta coniugazione fra innovazione e tradizione, digitalizzazione e capitale umano. Esiste però il forte rischio che i tagli e i vincoli di bilancio rischino di travolgere i territori e quindi di acuire i conflitti sociali, senza sprigionare sufficienti risorse da dedicare allo sviluppo. L’impatto dei lunghi anni di crisi è stato pesante ed è stato aggravato dalle drastiche misure adottate dai governi, che hanno ridotto la capacità finanziaria degli Enti Locali, conseguentemente la possibilità di dare risposte concrete edefficaci ai bisogni espressi dai territori. Le crisi creano difficoltà e disagio, ma possono rappresentare anche grandi sfide, aprire nuove prospettive, strategie diverse e modelli di sviluppo innovativi. Bisogna imparare a percorrere stili di vita che possano coniugare bene comune,sostenibilità sociale ed ambientale, equità e sviluppo, innovazione, crescita economica e sostenibilità. Occorre riscoprire i valori della solidarietà, della qualità delle relazioni sociali, culturali, intellettuali, della responsabilità sociale delle imprese e del loro rapporto con il territorio; tutto questo potrebbe apparire in contrasto con un mondo che inpochi anni ha affrontato e affronterà sviluppi tecnologici e innovazioni impensabili solo pochi anni fa, ma non bisogna mai dimenticare che dietro ogni processo, percorso, innovazione, ci sono sempre le persone e che da ciò non si può prescindere. Quindi,la crisi che ci ha accompagnato in questi lunghi anni può essere l’occasione per ripensare al nostro modello territoriale, in un mondo che sta cambiando profondamente. Ma serve slancio, servono idee, occorre lavorare insieme, confrontarsi, soprattutto investire in istruzione, cultura, nella formazione dei giovani per prospettare loro nuovi orizzonti e creare opportunità per illoro futuro e per il mondo che verrà. "Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile", questa frase, così disarmante nella sua semplicità e che pronunciò San Francesco d'Assisi nel 1200, appare davvero senza tempo, al di là di ogni ideologia o pensiero e dovrebbe essere dimonito per tutti coloro che sono chiamati oggi ad assumere decisioni, ai vari livelli, sul futuro del nostro Paese e del nostro Territorio. Ciao Denis! Sarebbe stato bello averti ancora fra noie parlarne insieme.

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