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|  domenica, 27 maggio 2018
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   Politica Locale

mercoledì 26 aprile 2017

Quale sviluppo? Ricreiamo un ambito per discutere

di Stefano Bernacci

Siamo così tanto condizionati dalla società della comunicazione veloce, della semplificazione dei messaggi e, della polemica fine a se stessa che abbiamo ormai perso il gusto del confronto, dell'ascolto delle ragioni degli altri e della costruzione di percorsi condivisi.

Mi hanno sorpreso coloro che hanno considerato una svolta epocale delle modalità di conduzione di uno dei principali partiti politici l'enunciazione del passaggio dall'io al noi.

Dodici anni fa insieme ad un gruppo di amici scegliemmo il noi come messaggio comunicativo per la campagna elettorale dell'amico Massimo Bulbi alla Presidenza della Provincia di Forlì-Cesena.

Ci sembrò allora un messaggio forte di volontà di costruire insieme alle comunità interessate le scelte politiche che li riguardavano e una precisa scelta di metodo rispetto alle tendenze alla personalizzazione dei partiti che mettevano in discussione la democrazia interna e il coinvolgimento effettivo dei militanti e dei cittadini.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti sino ad arrivare all'attuale deriva della delega all'uomo solo al comando(non importa se a livello nazionale, regionale o locale), divenuta purtroppo  la regola non soltanto per istituzioni e  partiti politici ma ancheper larghe parti della cosiddetta società civile. Un approdo che non ha portato particolari benefici per il nostro paese anche perché  problemi complessi difficilmente hanno soluzioni semplici.

Vado al dunque. Per immaginare lo sviluppo del nostro territorio è necessario riprenderci tempo, modalità e luoghi adeguati per dibattere insieme su problemi le cui soluzioni  quasi mai sono nella nostra piena disponibilità. Non bastano i luoghi virtuali dove attraverso i giornali e più spesso social network si conoscono le reciproche opinioni: un surrogato di dibattito.

La coesione sociale, uno dei fattori competitivi del nostro territorio, non credo derivi dal nostro dna romagnolo, ma sia sopratutto il frutto di un lavoro di condivisione, confronto e ricerca del consenso come fattore chiave delle scelte. Per questo vanno ridefiniti i metodi partecipativi filacciati in questi anni.

Nel merito delle questioni va fatta ochiarezza innanzitutto sul quadro istituzionale.

Abbiamo Comuni alle prese con costanti e crescenti vincoli di bilancio, Unioni dei comuni che non si capisce bene a cosaservano e fino a che punto favoriscono l'integrazione delle funzioni deisingoli comuni; Province svuotate di compiti e risorse (ma con personale a carico) che rimangono in attesa di capire (e con loro i cittadini) quale senso potranno avere nell'architettura istituzionale della nostra regione e le aree vaste il cui processo di costruzione si è fermato ai pur importanti risultati(non senza peraltro i problemi ed i dissensi) in materia di Sanità e trasporti.

In questo caos istituzionale diventa difficile raccapezzarsi e trovare modalità di miglioramento della  macchina pubblica che, pur essendo una delle migliori del nostro paese, necessita ugualmente di grossi interventi in materia di semplificazione burocratica e di efficienza.

Anche il modello di sviluppo richiede riflessioni e scelte maggiormente mirate.

La Confartigianato è impegnata fortemente anche a livello locale a diffondere le opportunità di manifattura 4.0 presso le proprie aziende nella convinzione che giochi un ruolo fondamentale per la capacità competitiva del nostro sistema e che inciderà profondamente nei rapporti con i clienti.

Perdere questa sfida significa rischiare di mettersi al margine delle sfide competitive attuali e future e rischia di impoverire il nostro tessuto produttivo sul versante dell'occupazione.

Ma quali modelli educativi e sociali costruire per accompagnare e supportare le nostre comunità in questa ennesima fase di cambiamento?

Fondamentale è aggiornare la visione rispetto alla stessa presenza universitaria in Romagna per capire se l'offerta formativa è adeguata alle sfide della nostra economia e come rafforzarne la presenza  dal punto di vista didattico e del rapporto con il mondo delle imprese.

Ragionare sulla opportunità di un politecnico romagnolo o di una clinica universitaria legata all'area vasta potrebbero essere aspetti su cui rilanciare una attenzione verso uno dei principali strumenti a supporto del tessuto economico

Altro aspetto. Tutti gli studi evidenziano che dati gli attuali parametri la rivoluzione digitale legata amanifattura 4.0 porterà ad una diminuzione dell'attuale forza lavoro impiegatanelle imprese.

Nuovi profili professionali si renderanno necessari, nuove funzioni nasceranno, spazi che attualmente non esistono si apriranno per le attività economiche ma accanto a questi fenomeni positivi si manifesteranno effetti negativi legati alla occupazione ed alle necessità ditrasformazione di competenze e  profili professionali oggi presenti.

Bisogna dunque interrogarsi anche sul piano locale su  quale modello di sviluppo dovremmo contribuire a realizzare e sulle possibili politiche da intraprendere per coniugare dinamiche economiche, qualità  della vita e benessere diffuso.

La crisi ha già funzionato da acceleratore del cambiamento in campo sociale ed economico: ha accentuato la frammentazione della società,  ha aggravato gli squilibri che frenano lo sviluppo del nostro sistema (giovani disoccupati), ha fatto emergere nuovi bisogni di sicurezza sociale che non trovano risposta nei grandi istituti tradizionali del welfare pubblico

Un altra sfida, infine,  riguarda il passaggio dalla responsabilità sociale dei singoli attori che operano in loco alla responsabilità sociale di territorio.

Servono nuovi  modelli di risocializzazione della comunità in un'ottica di sussidiarietà circolare, una comunità di senso capace di generare valore per sé e per gli altri, favorendola sviluppo e il consolidamento di nuovi legami.

Io non credo in un potere diretto degli enti locali né attribuiamo loro particolari responsabilità in materia di politiche di sviluppo, ma siamo convinti che nell'ambito delle proprie competenze  istituzionali,  regolamentari e di coordinamento delle competenze e delle esperienze territoriali in materia di educazione e sociale, possano svolgere un ruolo importante per il nostro futuro.

Ma a un patto: che si possano ricreare luoghi di partecipazione e dibattito per favorire la costruzione di ponti fra le diverse idee. Poiché di muri non sempre facilmente superabili ne abbiamo già troppi nella competizione globale.


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