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|  mercoledì, 23 maggio 2018
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   Politica Locale

giovedì 27 aprile 2017

Un futuro di coraggio e positività

di Mirko Coriaci

Mettere conoscenze e competenze a disposizione della politica e della Pubblica Amministrazione, in maniera apartitica e neutrale. E’ questo che intende fare Confcooperative, sindacato di impresa e organizzazione di rappresentanza del sistema cooperativo che proprio a Cesena trova una solida e corposa base associativa, con marchi di valore nazionale e internazionale. Nel fare questo, la nostra Unione provinciale ha un obiettivo principale: rendere la città e il territorio di Cesena sempre più accoglienti e ricchi di opportunità. Lo facciamo con la forza delle nostre oltre 260 imprese cooperative aderenti, che generano un valore diproduzione da oltre 4,2 miliardi di euro con più di 30.000 persone coinvolte tra soci e addetti. Numeri che nel territorio provinciale, e in particolare in quello di Cesena, si fanno sentire.

Siamo convinti che un’Organizzazione come la nostra sia chiamata a essere un attore propositivo e protagonista all’interno del sistema locale. Per questo non possiamo non partire da un primo fattore che ci preoccupa: il progressivo allontanamento dei giovani dalla politica che ha svuotato i livelli locali di persone appassionate alle vicende dei propri territori riducendo, in mancanza di un vero passaggio generazionale, il dibattito a confronti sterili ed autoreferenziali. Questa difficoltà nel produrre una progettualità innovativa e lungimirante si è poi tradotta nella carenza di scelte strategiche per il nostro territorio. Gli esempi al riguardo non mancano di certo: dal riordino territoriale, che sin dall’inizio si è mostrato come un progetto poco chiaro e interpretato discrezionalmente penalizzando la comprensione del disegno complessivo, all’Area Vasta di Romagna che ha trovato la prima espressionenell’ASL unica, realtà che stenta ancora ad avere una struttura organica e coordinata, fino alle Camere di Commercio che con le loro scelte legittimamente autonome non hanno contribuito a mettere chiarezza nel panorama locale. Cosa dire poi del GAL (Gruppo di Azione Locale): era una delle poche istituzioni a dimensione romagnola esistente, ma per volontà della Regione è stato scisso nel 2015 per fare nascere un ente autonomo riminese. Ci si chiede allora se questi progetti di aggregazione e di cosiddetto riordino siano davvero figli di un processo politico condiviso.

Negli ultimi anni abbiamo assistito anche al tentativo di semplificazione dei “corpi intermedi, definizione a cui organizzazioni come la nostra appartengono, vissuti a volte come elementi di disturbo e coinvolti spesso per atto dovuto; non si è data voce alle proposte avanzate e non è stata fatta alcuna condivisione delle scelte importanti. L’allentamento del confronto e il venir meno di quella funzione di “cuscinetto” ha allontanato i progetti territoriali dalle imprese.

Ci auguriamo inoltre che le recenti vicissitudini in seno al partito di maggioranza non siano destabilizzanti ma possano animare un dibattito leale e rinvigorire il confronto con la società civile ed i corpi intermedi anche trovando modalità celeri ed innovative: al momento siamo molto attenti al tema della riqualificazione urbana, del consumo del suolo e della tutela dei terreni agricoli che anche Cesena dovrà apprestarsi a pianificare a seguito della nuova legge urbanistica regionale.

Le proposte che avanziamo riguardano il riavvio del settore edile ed abitativo attraverso la riqualificazione degli edifici soprattutto dei centri storici, la riprogettazione di quelli finiti nei fallimenti, l’incentivazione dell’housing sociale anche attraverso la costituzione di cooperative di abitazione che possono rappresentare una soluzione condivisa per chi ha il problema della casa. Servono progetti innovativi che considerino le ultime tecnologie in termini di pratiche costruttive e concezioni abitative moderne; un esempio di quel che intendiamo proporre in questo ambito è quanto avvenuto proprio a Cesena con la costituzione della cooperativa di abitazione “La Foglia” che oltre scegliere un’edilizia a basso impatto ambientale attraverso “case passive”, raccoglie in una società coloro che voglio realizzare il sogno di una casa a costi più contenuti, comprendendo anche fasce un po’ più deboli tra i cittadini.

Il tema casa si collega in maniera diretta a quello del credito. E’ innegabile che il settore bancario sia motivo di grande preoccupazione per il territorio cesenate. La prospettata cessione o incorporazione della Cassa di Risparmio di Cesena in altri gruppi bancari maggiori, unita alla razionalizzazione territoriale del credito cooperativo, rischia di privare Cesena, in tempi molto brevi, di un istituto bancario locale di riferimento; in termini pratici ciò si traduce in un allontanamento della “testa decisionale” dal territorio e dalle esigenze dei suoi cittadini e delle sue imprese. Ci saranno magari banche più strutturate mache rischiano di ridurre tutto a numero, perdendo lo spirito con cui storicamente sono nati gli istituti di credito territoriali che conoscevano personalmente i propri clienti e le famiglie.

Gli attori del sistema politico ed economico hanno il dovere morale di vigilare, nel rispetto dell’autonomia delle singole imprese bancarie, per scongiurare la “desertificazione” del sistema bancario locale che avrebbe come conseguenza una maggiore difficoltà diaccesso al credito del tessuto imprenditoriale medio/piccolo, da sempre elemento trainante del nostro territorio.

Come organizzazione, inoltre, non ci sottraiamo di fronte al dibattito sul welfare locale: il progressivo invecchiamento della popolazione e i nuovi bisogni in campo socio sanitario impongono anche a Cesena un monitoraggio costante di ciò che offre il pubblico ed il privato al fine di coordinare una proposta agli utenti del tutto simile per valori e finalità.

La cooperazione sociale a Cesena ha creato strutture solide e di eccellenza negli ultimi decenni, e offre opportunità di lavoro anche attraverso l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, tipica funzione della cooperazione di tipo“B” che dà dignità a queste fasce deboli di cittadini evitando sussidi pubblici con inevitabili risparmi per la collettività. Ecco perché ci si attende dagli amministratori pubblici locali un maggiore riguardo verso le imprese meritevoli, che tenga conto, nella valutazione della qualità dei servizi da queste erogati, dei loro valori intrinseci come il radicamento sul territorio, la funzione sociale, la buona reputazione e la serietà.

Ci interessano i temi legati ai territori svantaggiati, perché le nostre fasce collinari e montane vivono da tempo un costante e progressivo spopolamento causa ed effetto della riduzione di servizi quali i generi alimentari e di prima necessità, la farmacia, le poste, la banca, la pubblica sicurezza e tutto ciò che rappresenta un servizio minimo essenziale. E’ necessario che la politica trovi le soluzioni più opportune per tutelare tali aree pur in fase di razionalizzazione delle risorse e anche quando si tende all’accentramento territoriale. Come cooperazione stiamo sperimentando le cooperative di comunità, imprese multifunzionali impegnate nella rigenerazione economica, sociale ed ambientale di contesti territoriali vulnerabili. Queste possono rappresentare una modalità per raccogliere attorno ad un progetto una comunità anche isolata, superare gli interessi personali per dare lavoro ai giovani rimasti e ricostituirei servizi essenziali. Esempi ce ne sono in Italia ed in Europa: si recuperano edifici dismessi per avviare laboratori, attività sportive, turistiche,culturali, servizi sociali, sanitari, community shop che fanno anche da posta, lavanderia, servizio di consegna farmaci e spesa, trasporti fino a progetti legati alla produzione e fornitura di energia rinnovabile.

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