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|  domenica, 27 maggio 2018
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   Politica Locale

giovedì 27 aprile 2017

Un salto di qualità per l'immagine di Cesena

di Fabrizio Faggiotto

Quelli che stiamo vivendo sono anni di grandi cambiamenti per Cesena. Sia dal punto divista strutturale, che dal punto di vista economico-commerciale.

Cambiamenti che, in positivo o in negativo, sono apparentemente sintomo di dinamismo.

Aldi là dell’idea che ognuno di noi si può essere fatto relativamente alle scelte compiute negli ultimi tempi, sembra però che non sia ben chiaro quale sia l’obiettivo che ci si è fissati.

Quale sarà la Cesena che ci troveremo nel 2019?

Quali saranno le caratteristiche in grado di poter far fare alla città un notevole salto di qualità?

L’impressione è che, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione degli eventi, si faccia totale affidamento sui privati. È a mio avviso assente una guida ben definita dettata dall’Amministrazione Pubblica, che possa coinvolgere le realtà del nostro territorio organizzando manifestazioni di livello.

A settembre dovrebbe essere resa pubblica la programmazione relativa al futuro di Piazza della Libertà, che con la nuova disposizione degli spazi si presterà ad ospitare eventi che vanno dagli spettacoli musicali a qualsiasi tipo di esibizione.La nuova disposizione degli spazi si rendedisponibile ad ospitare svariate manifestazioni: dagli spettacoli musicali e iconcerti a qualsiasi tipo di esibizione.La nuovadisposizione degli spazi si rende disponibile ad ospitare svariatemanifestazioni: dagli spettacoli musicali e i concerti a qualsiasi tipo diesibizione.La nuova disposizione degli spazi si rende disponibile ad ospitaresvariate manifestazioni: dagli spettacoli musicali e i concerti a qualsiasitipo di esibizione.

Manifestazioni quindi non solo enogastronomiche, che sappiano guardare soprattutto agli interessi dei giovani, categoria che ad oggi può trovare troppo poco nella nostra città.

Altro luogo che si potrebbe benissimo prestare ad ospitare eventi è il Foro Annonario; una volta fatto l’investimento e persa la vocazione mercatale di un tempo è necessario ripopolarlo.

Chi si ricorda le tante contestate Notti Bianche? Si potrebbe a mio avviso pensare ad una riedizione in sinergia con le imprese locali che veda come “base” proprio il nuovo Foro Annonario.

Sulla sponda musicale abbiamo visto come richiamino un ampio pubblico i concerti di “acieloaperto”, che si tengono in estate alla Rocca Malatestiana, ma durante i mesi invernali la città offre ben poco.

La musica ha ultimamente abbandonato definitivamente il Teatro Bonci, lasciando spazio esclusivamente alla prosa e credo che andrebbe valutato un calendario che sappia alternare le due cose, variando le tipologie di spettacoli e provando a portare il nostro teatro ai fasti di un tempo.

Ruolo fondamentale dovranno averlo il conservatorio Maderna e l’istituto musicale A. Corelli, i quali verranno prossimamente spostati a palazzo Mazzini-Marinelli. Ad oggi appare infatti troppo incerto il futuro di queste due vere e proprie eccellenze mondiali nel campo musicale.

Si dovrebbe valutare un progetto che veda la stretta collaborazione col teatro Bonci, così da avvicinare gli studenti ad un’importante palcoscenico del nostro territorio.

A Cesena manca inoltre un “brand” che la sappia contraddistinguere e promuovere in Romagna, in Italia e a livello internazionale. Un “marchio” unico da sviluppare e diffondere poi in sinergia con le realtà locali.

Promozione che riguardi gli eventi, ma soprattutto gli elementi di interesse culturale.

Troppo poco si sta facendo.

Il progetto della Grande Malatestiana ha fatto passare in secondo piano l’interesse storico della Biblioteca, lasciando la precedenza agli spazi ricreativi eludici.

Vanno a mio avviso presi in considerazione una serie di interventi che sappiano veramente trasformare la Malatestiana in una meta turistica di interesse internazionale, con interventi che possono vertere sull’installazione di pannelli multimediali multilingue che sappiano coinvolgere anche i visitatori più giovani. Fondamentale è inoltre la conoscenza delle lingue straniere da parte delle guide, le quali dovranno avere la capacità di raccontare la storia di un luogo unico al mondo, che troppo spesso però non valorizziamo a dovere.

Tornando invece alla Rocca Malatestiana, con l’attuale gestione si sono raggiunti risultati molto soddisfacenti per quanto riguarda gli eventi, ma si può sicuramente far di più relativamente alla vocazione storica della struttura, a partire dai camminamenti. Si potrebbe infatti terminare il restauro degli stessi in collaborazione con la facoltà di architettura, facendo conoscere agli studenti le antiche tecniche di costruzione, per poi applicarle.

Andrebbe anche qui preso in considerazione l’utilizzo della multimedialità per creare all’interno del “Mastio”, che ad oggi ospita semplicemente qualche sella e armatura, un vero e proprio museo medioevale che prosegua poi attraverso i camminamenti interni, coinvolgendo il visitatore attraverso la presenza di figuranti che lo catapultino ai tempi dei Malatesta, strutturando bene il percorso in modo da appassionare anche il turista più disinteressato.

Altro punto critico è l’attuale gestione del parco della Rimembranza (di responsabilità comunale). Il nuovo bando per la gestione dovrebbe dedicare particolare attenzione a questo spazio e si dovrebbe valutare una collaborazione con l’Istituto Agrario che veda un progetto capace di creare la cornice d’ingresso che la Rocca merita, trasformando quello che oggi appare un luogo di degrado in un rigoglioso giardino botanico.

Cesena nei prossimi anni dovrà inoltre a mio avviso continuare a valutare la realizzazione del museo della città, valutando i papabili luoghi. È necessario per la nostra città avere un punto di raccolta dei numerosi pezzi unici disseminati ad oggi in ogni dove o, in alcune sciagurate ipotesi, abbandonate a prendere polvere in magazzini.

In conclusione Cesena ha tutti gli elementi necessari per poter fare il definitivo salto di qualità, ma manca una visione globale capace di valorizzare le unicità della nostra città. Negli ultimi anni abbiamo visto come le realtà private del territorio siano in grado di creare attrattive di alto livello, ora serve che il governo pro-tempore di Palazzo Albornoz sappia delineare un filo conduttore che permetta di farle remare nella stessa direzione.

L’arte dell’improvvisazione può funzionare a teatro, ma non quando si guida una città.

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