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   Politica Locale

giovedì 27 aprile 2017

Banche. Cesena al centro della rivoluzione

di Paolo Morelli

Il mondo bancario italiano è attraversato da venti di tempesta che hanno già sradicato alberi che sembravano destinati a resistere a qualsiasi fortunale come la Cassa di Risparmio di Ferrara, la Banca Popolare dell'Etruria, la Banca delle Marche e la Cassa di Risparmio di Chieti. Invece di resistere con le loro radici saldamente piantate nel territorio, le quattro banche sono volate per aria come fuscelli insieme ai loro azionisti, fondazioni o privati che fossero. Sui giornali abbiamo letto di 'risoluzioni' e di 'banche salvate', ma in realtà le banche sono fallite, e per ora sono stati salvati (parzialmente) solo i posti di lavoro. I risparmi di migliaia e migliaia di cittadini che credevano (come tutti noi) nella granitica solidità delle banche, tanto da averle finanziate comperando a occhi chiusi le loro azioni, sono svaniti come neve al sole.

E ora i fari della stampa finanziaria sono puntati sul Veneto, dove la Popolare di Vicenza e Veneto Banca rischiano di fare la stessa fine insieme agli azionisti o meglio a quelli piccoli, che non possono condizionare alcunché, e sul Monte dei Paschi di Siena, che probabilmente non fallirà perché è troppo grande e il suo crack travolgerebbe l'intero sistema bancario italiano che si regge su equilibri sempre più precari.

A Cesena è andata in scena una doppia tragedia, i cui effetti ancora non si sono visti compiutamente: prima Banca Romagna Cooperativa ha bruciato 16 milioni di euro di capitale sociale sottoscritto da ottomila soci, e poi la Cassa di Risparmio, dove i soci che hanno visto svanire i loro risparmi sono stati 13.200, per una somma che più o meno si aggira su 400 milioni di euro, compresi quelli del patrimonio delle fondazioni di Cesena, Faenza e Lugo che ora si trovano all'asciutto mentre avrebbero bisogno di più fondi che in passato per fare fronte alle crescenti esigenze di una società che garantisce sempre meno gli ultimi

Proprio a Cesena la Banca d'Italia e le maggiori banche nazionali hanno fatto un esperimento: attraverso lo Schermo volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi, hanno puntato 280 milioni di euro sulla Carisp per riportarla in linea di galleggiamento, ben sapendo che se fosse affondata avrebbero speso molto di più per garantire la copertura dei conti correnti e dei depositi fino a centomila euro.

Paradossalmente, andrà a finire che i soldi delle maggiori banche italiane favoriranno lo sviluppo e la crescita di una banca francese, Crédit Agricole, presente nella nostra regione con la Cassa di Risparmio di Parma, nel Nord-Est con Friuladria e in Liguria e Toscana con la Cassa di Risparmio di La Spezia. Pare ormai sicuro, infatti, che la maggioranza della Cassa di Risparmio di Cesena finirà nei forzieri di Cariparma, e insieme alla Cassa di Risparmio di Rimini e a quella di San Miniato, in provincia di Pisa.

Ho volutamente trascurato il risvolto giudiziario delle vicende bancarie cesenati: ci sono due inchieste che riguardano gli ex amministratori, sindaci revisori e dirigenti sia di Brc che di Carisp, ma tra perizie e ricorsi i tempi si allungano a dismisura e la prescrizione si avvicina sempre più, il che potrebbe mettere le banche al sicuro (o quasi) dalle richieste di risarcimento dei risparmiati soci o azionisti riuniti in comitati piuttosto variegati.

Nel 2019,quindi, il panorama bancario, inteso proprio come successione delle insegne delle banche per chi passa in via Cesare Battisti, viale Marconi e nelle altre strade dove c'è la maggiore concentrazione di sportelli, sarà radicalmente diverso da quello odierno. Già ora qualche insegna è stata rimossa perché le banche hanno iniziato una ritirata strategica per ridurre i costi, ma probabilmente il cambiamento sarà molto più radicale: non ci saranno più le insegne delle Casse di Risparmio di Cesena e di Rimini, sostituite da quelle di Crédit Agricole. Non ci saranno più quelle di Banca Romagna Cooperativa, che Banca Sviluppo, subentrata provvisoriamente nella gestione delle attività dell'ex Brc per conto del movimento delle Banche di Credito Cooperativo deve cedere alle Bcc del territorio. Non ci saranno più neppure quelle della Banca di Cesena e della Bcc di Gatteo, che già avrebbero dovuto essere smontate e sostituite dal Credito Cooperativo Romagnolo nato più di un anno fa dalla loro fusione. Ma è probabile che anche questa denominazione sia destinata a essere mutata: il mondo del Credito Cooperativo è in fibrillazione un po' per gli strascichi della crisi economica, ma soprattutto per l'autoriforma del Credito Cooperativo che vedrà nascere due poli a livello nazionale: Federcasse a Roma e Cassa Centrale a Trento. Anche qui la questione è piuttosto ingarbugliata e serviranno alcuni mesi perché ci sia una situazione un po' più chiara.

Ma se questi sommovimenti passano (apparentemente)sopra alle nostre teste, c'è un'altra rivoluzione che è già cominciata e riguarda tutti noi: la progressiva riduzione degli sportelli bancari, che sempre più saranno sostituti dall'informatica. Il personale allo sportello costa troppo per le banche, che ci costringeranno sempre più ad adeguarci a un utilizzo sempre più spinto dell'informatica. Già le banche hanno iniziato a chiudere uno sportello dopo l'altro, e non si vede la fine di questa progressiva decalation. Per fare un esempio, il piano industriale 2016-2019della Cassa di Risparmio di Cesena (che ha chiuso il bilancio 2016 con una perdita di 65,9 milioni, dopo i 252 milioni di perdita dell'anno precedente)prevede la chiusura di 40 filiali su 120. Fino a pochi anni fa le banche si sfidavano senza esclusione di colpi per aprire sempre più sportelli, ora corrono a chiuderli. Così i soldi (dei risparmiatori, soci o clienti che siano) vengono spesi tre volte: prima per aprire lo sportello, poi per chiuderlo e infine per convincere i clienti a usare l'home banking riducendo il lavoro degli impiegati, quanto meno dei cassieri, che sempre più si trasformeranno in consulenti.

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