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|  martedì, 17 luglio 2018
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   Politica Locale

giovedì 27 aprile 2017

Cittadino per la Città, repubblicano per la Repubblica

di Giancarlo Biasini

Il convegno, che si svolgerà a Cesena il 13 maggio 2017 nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, non vuole essere soltanto il ricordo di una persona che centinaia di ragazzi hanno incontrato come insegnante o come preside  in un istituto superiore di Cesena o di un politico che è rimasto nel consiglio comunale della sua città per 30 anni e che, contemporaneamente,  ha rappresentato per 20 anni la Romagna in Parlamento rivestendo cariche nel governo del paese. Vorrebbe soprattutto essere una riflessione su come è stata la vita politica nella seconda metà del secolo scorso nella nostra città. E soprattutto quale sia stato il rispetto degli uomini che, pur militando nei diversi schieramenti, hanno avuto per i loro avversari e per sé stessi.  Oddo Biasini ha fatto parte della generazione cresciuta sotto il fascismo trionfante e che ha visto, nell’estate del 1943, cadere tutta l’impalcatura che il regime  aveva costruito per i giovani e ha dovuto fare un esame di coscienza sulle scelte che in quel momento si era obbligati a fare. E, dopo avere riflettuto, ha scelto la resistenza. Durante quel periodo  ha visto giovani compagni conosciuti nell’avventura partigiana perdere la vita e la rappresaglia  rovesciarsi sui famigliari di altri. Nell’immediato dopoguerra non ha visto pacificarsi gli animi, come era nelle speranze, ma è stato testimone di  una caccia all’uomo che ha interessato tristemente anche la Romagna.

Oddo Biasini ha avuto l’avventura di incontrare, nel corso della la sua presenza in consiglio comunale,  prima i membri del Comitato di Liberazione Nazionale con presidenti come Oddino Montanari e Antonio Manuzzi,  poi sindaci di diverso orientamento politico che hanno segnato la vita democratica  di questa città: da Sigfrido Sozzi a Cino Macrelli a Corradino Fabbri ad Antonio Manuzzi a Gigi Lucchi. Con loro è stato più volte assessore e vicesindaco. Ha vissuto i tempi duri della contrapposizione politica degli anni cinquanta e sessanta senza che mai venisse meno, al di là dei contrasti politici, il rispetto personale che portò il consiglio comunale, al tempo del sindaco Gigi Lucchi, a respingerne all’unanimità le dimissioni motivate dall’assunzione di   incarichi parlamentari.

Aduna sua iniziativa  del 1944 si deve la nascita, che non fu semplice, del Liceo scientifico a Cesena. In consiglio comunale, nel giugno 1967 al momento della accettazione  del Fondo Comandini, fu tra i primi a sostenere la necessità di collocarlo nella Malatestiana che “con questo fondo potrebbe diventare uno dei più interessanti centri di studi risorgimentali della regione”.

Richiamava nell’occasione la necessità di dare spazio alla Malatestiana nella sede del Liceo Classico, proprio lui che aveva particolare affetto  per  quei locali   dove aveva cominciato la sua carriera scolastica ginnasiale.

Uomo di scuola, nel 1972 guidò, nominato dal governo, la cosiddetta “Commissione Biasini”. La commissione, partendo della grave crisi di  tutta la scuola e in particolare dalla secondaria superiore suggerì  di non seguire il metodo  di riforme sperimentali  “a giacchetta”, ma di scegliere una   struttura dinamica, che avesse  in se stessa un principio di adattamento alle mutazioni della società. Principio che  non fu seguito.

Come ministro dei beni culturali una persona severa come  Giuseppe Chiarante lo ha definito, su l’Unità del 27 maggio 2004, uno degli uomini migliori che si sono succeduti in quel ministero particolarmente per il suo lavoro sul patrimonio archeologico della città di Roma, con la sua  apertura ad  intellettuali come  Antonio Cederna, Italo Insolera, Leonardo Benevolo e al sindaco Luigi Petroselli. Al suo ministero appartiene una delle prime azioni per la definizione di un progetto per Pompei  affidato all’ architetto Luciano Di Sopra con più di 170 milioni di euro di oggi, la cui storia ha raccontato Sergio Rizzo sul  Corriere della sera dell’8 novembre 2010.

Nel1980 è stato, sia pure per breve tempo, presidente della commissione di inchiesta sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro senza che mai gli sfuggisse un cenno alla documentazione di cui fu in possesso. Ha avuto l’avventura, lui diceva la fortuna, come segretario del PRI di vivere, negli anni settanta, vicino a una personalità come Ugo La Malfa, presidente del Partito.

Nel1987, a “soli” 70 anni,  dopo questa intensa vita  dedicata alla scuola della sua città e del paese, dopo 30 anni di attività nel consiglio comunale di Cesena e 20 anni di vita parlamentare si è silenziosamente  ritirato nella sua casa di Cesena e nelle estati a Villamarina di Cesenatico. Ha continuato a seguire e a commentare criticamente, in un fittissimo diario quotidiano e fino alle ultime settimane di vita, la politica  nazionale e quella internazionale(specie le vicende israeliane), le frequenti modifiche della politica scolastica, le novità spesso sconvolgenti della scienza e a segnalare le letture che aveva dovuto trascurare per gli impegni politici; come se questo facesse parte di  un suo dovere di intellettuale e di cittadino. Sempre attento nel suo diario  alle opinioni dei grandi giornalisti e a quelli della “Covata de La voce repubblicana”: Stefano Folli, certamente il più citato, Alberto Ronchey, Guido Gentili, Maurizio Molinari e poi Sergio Romano, Paolo Franchi, Piero Ostellino, Angelo Panebianco, Giovanni Sartori,  ma anche attento a quelli politicamente lontani come Giuliano Ferrara o Valentino Parlato. Di  Indro Montanelli, per il quale ha avuto altalenanti attenzioni,  ha seguito specialmente, a fine anni ’90, il  problema del fine vita. Da una idea di famigliari, allievi, amici  e con il patrocinio del Comune di Cesena e del Ministero dei beni culturali,  è nata l’idea di ricordarne il centenario della nascita (13 maggio 1917)  per rifarsi non solo all’uomo quanto alla tradizione politica del secolo scorso fatta di persone che hanno servito la comunità. Il convegno del 13 maggio 2017 ha, nel titolo, un richiamo a questo servizio svolto in parecchi decenni: “Un cittadino per la Città un repubblicano per la Repubblica”. Il titolo è nato dall’inventiva di Denis Ugolini, anima del comitato promotore. In questa occasione vogliamo ricordare anche Denis che quella giornata non potrà vivere. Lui e tutto l’impegno politico-culturale che ha svolto in questa città.


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