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   Politica Nazionale

venerdì 20 febbraio 2015

Oltre l’ebola: un progetto di formazione medica

di Giorgio Biguzzi

Quandoun paese, di quello che noi chiamiamo il Terzo Mondo, balza sulle prime paginedei giornali, o dei programmi televisivi, è dovuto normalmente a qualcheguerra, disastro naturale, epidemia o emergenza umanitaria. Si tratta di bruttenotizie. E' stato, ed è, il caso della Sierra Leone, piccola nazione che si affacciasulla costa dell’Africa Occidentale.

Per unadecina d’anni, dal 1992 al 2002, la Sierra Leone è stata coinvolta in unacrudele e sanguinosa guerra civile, conosciuta come la guerra dei diamanti. Questastessa denominazione indica che non si è trattato solo di una guerra internaper il controllo delle risorse e del potere, ma di una guerra che aveva radicilontane, alimentate da oscuri interessi finanziari esterni e dalle grandipotenze mondiali. Sempre per interessi di geopolitica e per il controllo dellerisorse di cui la piccola nazione è ricca. Il risultato, come dice un proverbiolocale, è che “quando due elefanti lottano, è l’erba che viene schiacciata”. Icivili, le donne e i bambini sono le prime e più numerose vittime. I bambinisoldato furono forzatamente reclutati a migliaia.

Dopo unlungo e difficile negoziato condotto dal Consiglio Interreligioso della SierraLeone, dall’ONU e da altri enti in causa, si giunse al trattato di pace firmatol’undici luglio del 1999. Sono occorsi altri tre anni per il disarmo deicombattenti, il ricupero dei bambini soldato, la ripresa dell’economia locale. Igoverni postbellici hanno adottato un ambizioso programma di costruzioni discuole, infrastrutture stradali e sistema di comunicazioni. Sono arrivati anchediversi investimenti stranieri con dubbi accordi per lo sfruttamento dellematerie prime. La nazione tuttavia era in forte crescita.

Lamicidiale epidemia di Ebola è venuta a stroncare la forte crescita nazionale eha ucciso più di tremila persone tra cui medici e personale sanitario. Ancorauna volta, per un’emergenza umanitaria, la Sierra Leone è balzata sulle primepagine dei notiziari mondiali. La solidarietà internazionale non è mancata.Seppur con grande lentezza, sono giunti consistenti aiuti. Ora l’epidemia sista spegnendo. Si chiude il sipario mediatico e si fermano i fondi, ma non siferma la riflessione delle menti più illuminate della Sierra Leone e dei loroamici.

Siriflette sulle cause della diffusione incontrollata di questa epidemia. Lanazione era totalmente impreparata per una tale emergenza. Mancavano, emancano, strutture ospedaliere, laboratori, medici, infermieri e una baseculturale in grado di affrontare la situazione. L’istruzione è a livelli moltobassi, le credenze popolari hanno ostacolato la presa di coscienza dellagravità del fenomeno. Ora bisogna guardare al dopo Ebola per evitare ilripetersi di possibili simili emergenze.

Nellacittà di Makeni, capoluogo della Provincia del Nord della Sierra Leone, hoiniziato un’università chiamata UNIVERSITY OF MAKENI, in breve UNIMAK. Propriodall’università è partita la riflessione sul futuro e su come affrontare lesfide emerse durante l’emergenza ebola. Si tratta di investire risorse per laformazione del personale medico e degli operatori nel campo della salute, oltreche di una vasta operazione di consapevolezza culturale circa le tradizionipopolari e la salute di base.

Ilprogetto post ebola preparato dall’università di Makeni si propone diraggiungere i seguenti obiettivi:

-       Offrirecorsi per Diploma e Laurea in Malattie Infettive Tropicali. Oltre all’Ebola, ècomune l’epatite B e altre forme virali.

-       FormareTecnici di Laboratorio per malattie infettive

-       Preparareun Diploma in Salute Mentale per infermieri

-       Costruiree attrezzare un laboratorio per esami a servizio anche del programma di SalutePubblica.

-       Diffondereun programma di educazione popolare attraverso la radio

Questiobiettivi possono essere raggiunti a medio termine con un lavoro di sinergiatra l’università, gli enti locali e agenzie o istituzioni straniere.

A lungotermine si può ipotizzare l’inizio di una nuova Facoltà con vari Dipartimentiinterconnessi, quali Salute Mentale, Scuola Infermieri, Odontoiatria, Medicina.

Neglianni novanta la città di Cesena ha intrattenuto stretti rapporti dicooperazione con la città di Makeni. Gruppi parrocchiali e privati cittadini hannodato un grande e durevole aiuto per il ricupero dei bambini soldato e laricostruzione delle infrastrutture. Il Consiglio Comunale di Cesena ha dato ungrosso contributo per la viabilità nella città di Makeni e ha ospitato a Cesenail Vice Presidente della Repubblica di Sierra Leone, il Sindaco di Makeni e iCapi Tradizionali. A sua volta il Sindaco Conti e l’allora Presidente delConsiglio Comunale Ines Briganti e alcuni consiglieri hanno fatto visita alleautorità e alla citta di Makeni.  Unacooperazione che va ripresa su vie nuove. Il Progetto di Formazione di personale medico attraverso l’Università diMakeni può essere un mezzo per sprigionare ‘Energie Nuove’ in Italia e inAfrica.


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