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   Politica Nazionale

mercoledì 26 aprile 2017

Un futuro per l'Europa? Riflessioni (forse) inutili

di Piero Altieri

Seguendogli ampi servizi proposti dalle TV e dai giornali mi è parso di cogliere una“atmosfera” che ha diradato il pessimismo della vigilia (ben presto però sonogiunte le smentite!): mi riferisco al convenire nell’antico palazzo delCampidoglio, a Roma, sabato 25 marzo, dei rappresentati i 27 stati checompongono (almeno formalmente!) l’Unione Europea. Ricorreva l’anniversario deiTrattati di Roma che sessanta anni or sono diedero inizio a quel cantiere cheavrebbe dovuto costruire la “grande casa comune”, l’Unità dell’Europa. Unavolta conclusasi la tragedia dei progetti deliranti messi in campo dalleideologie totalitarie del Nazifascismo, uomini di grande statura ideale espirituale, ricordiamoli: il tedesco K.Adenauer il francese R.Schumanl’italiano A. De Gasperi (fece loro eco Altiero Spinelli con il “Manifesto”scritto nel tempo della sua deportazione nell’isola di Ventotene) proposero ailoro popoli intenti alla immane opera della ricostruzione, un progetto per dareun volto “unitario” all’antico continente, pensando alla “confederazione” o “federazione”degli Stati dell’Europa Occidentale; ben tenendo presente la variegata e riccastoria di ciascun stato membro. Il crollo dell’egemonia totalitaria impostadall’URSS ai popoli dell’Est, tarderà a venire; ormai alla fine del secolo(dicembre 1989) col crollo del muro di Berlino. Il rischio era (e rimane) chesi trattasse di un convenire celebrativo, sigillato da una foto che tutti liaccumunava! Infatti già negli ultimi decenni del secolo è venuta aggravandosiuna crisi che addirittura mette in discussione quella compagine che via viaavrebbe dovuto dare autorità e autorevolezza all’Unione. Si è passati, a motivodi una de-celerazione politica e culturale, da un atteggiamento euroscettico auna volontà, mediaticamente imposta alle “masse”, una volontà di distruzionedella grande casa comune, non nell’orizzonte, urgentemente necessario diriforme che riportino le istituzioni comunitarie, alle intenzioni primigeniedei padri fondatori; dimenticando altresì e quindi non ricordandolo alle nuovegenerazioni, i grandi obiettivi raggiunti nel frattempo; non ultimo la nonproliferazione delle guerre (“guerre civili”) che avevano inquinato e devastatoi primi 50 anni del XX secolo.

Piùche il vero progresso dei popoli nella integralità della loro storia, si èmirato ad  obiettivi (pur necessari)economico-finanziari dove la componente finanziaria ha prevalso.

Cosìil tessuto economico-produttivo sempre più defilato rispetto agli obiettivi delbene comune, misconoscendo la primalità della persona che si è impegnata percostruirlo. Si è aggiunta poi l’incapacità ad affrontare la epocale migrazionedei popoli in fuga dal terrorismo dal fondamentalismo di matrice islamica,reazione a suo tempo della politica “coloniale” delle potenze occidentali giàall’indomani del primo conflitto mondiale. Di seguito la fuga di interepopolazioni dall’Africa sub sahariana, vittime di uno “sfruttamento” che hasconvolto le loro, seppur patriarcali economie, ostacolando le elaborazione diordinamenti democratici non in contraddizione con le loro tradizioni; impedendoquel “progresso” integrale senza del quale sarà (ed è già) inevitabile loscoppio della collera dei popoli, come profeticamente cinquanta anni or sono ciavvertiva papa Paolo VI con la enciclica “Populorum Progressio”.

Incontrandoin Vaticano, la vigilia delle celebrazioni capitoline, i rappresentanti degliStati della Unione Europea, papa Francesco che già in altre occasioni avevadetto la sua entusiasta stima per il futuro dell’Europa, ha ripetuto che “laUnione ha urgente bisogno di riscoprire il senso di essere innanzitutto unacomunità di persone e di popoli”, riattivando così quelle energie che sononecessarie per promuovere politiche di solidarietà e di cooperazione che, sole,possano venire incontro alle estreme “povertà” che compromettono il futurodelle nuove generazioni e impediscono la formazione di politiche necessarie perl’accoglienza di chi drammaticamente approda (quando non li inghiottiti il mareo violentati da mercanti di schiavi!) o rallentano quegli interventi chefavorirebbero il rimanere di questi profughi nelle loro terre dove è venutasviluppandosi la loro storia.

Ancheper frenare le spinte sovversive dei vari “populismi” che spingono arinchiudersi nel proprio egoismo difeso da nuove “cortine di ferro”, ènecessario una conversione di prospettiva politico-istituzionale che rimettanella giusta carreggiata le attive responsabilità dei rinnovati organismi chepresiedono nella verità storica e nella giusta solidarietà il futuro dellaUnione. Riacquistando così una realistica autonomia rispetto alle istanzepolitiche degli USA, un organico confronto con il variegato mondo dell’Islam, undialogo leale e senza timori  con laRussia dove, alla caduta del comunismo sovietico, si è dato motivo nella suarinascita, alle pretese dell’antica politica imperiale degli Zar, interpretatadal loro “successore” V.Putin.

Bene ha definitol’attuale stallo di crisi dell’Europa, Z.Bauman, scrivendo di “società liquida”,dove sono stati abbattuti punti forti di riferimento, drammatico sviluppo diquell’abbandono delle capacità di cui è dotata la “ragione” che definisce ladignità insopprimibile dell’uomo; un abbandono avviato già con la filosofia deilumi, convinta che era necessario per il futuro dell’umanità affidarsi allesole forze della ragione applicata alla ricerca scientifica e alle risorse diuna tecnologia sempre più sofisticata. Disancorata da un rapporto fecondo eimprescindibile con la “trascendenza”; abbiamo così devastato la Creazione,promosso una ricerca scientifica non per il bene dell’uomo e della società, maper accrescere il dominio di alcuni sugli altri…. E’ urgente perciò tornare ariscoprire il volto e l’identità delle antiche radici e la loro fioritura nellastoria, pur tenendo presenti i devastanti tradimenti e involuzioni che hannoprodotto il “sonno della ragione” e dare così energia al nostro futuro, perchél’Europa non sia la “terra del tramonto”. Perché, allora, non richiamarel’appello del filosofo Benedetto Croce, che di fronte al demoniaco realizzarsidel progetto Hitleriano del III Reich, invitava gli uomini liberi e forti delcontinente a resistere contro quel processo di imbestiamento (sic!) e scriveva“Perché non possiamo non dirci cristiani”, recuperando così un rapporto fondativocon quella storia e quei valori che hanno forgiato l’identità dell’Europa eavere così l’energia per “resistere” e continuare poi nella impresa dellacostruzione della grande casa comune, avviata allora verso il “tramonto”  sospinti dalla violenza delle ideologietotalitarie. Fu “resistenza”! Tornammo a vivere nella libertà, sfruttandofinalmente le risorse della democrazia che chiama a partecipare nella verità enella giustizia. Una ricostruzione sigillata nei “Principi fondamentali” dellaCostituzione della Repubblica; storia sorgiva per l’Unità dell’Europa.

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