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   Politica Nazionale

mercoledì 26 aprile 2017

4 Dicembre, spartiacque per la politica italiana

di Sandro Gozi

Ilreferendum del 4 dicembre è stato un vero e proprio spartiacque per la politicaitaliana. Chi sosteneva che con la bocciatura della riforma costituzionale nonsarebbe cambiato nulla sbagliava di grosso.

Lavittoria del No ha avuto due effetti molto importanti, uno istituzionale el'altro politico.

Ilprimo è semplice. I problemi sull'ingessatura e la complessità del nostrosistema sono ancora tutti sul tavolo: il rapporto tra Stato ed enti locali; ilfunzionamento di un sistema bicamerale paritario; la debolezza dell'esecutivo ela sua reale possibilità di incidere. L'Italia ha più che mai bisogno diammodernare le sue istituzioni: purtroppo, farlo ora sarà impossibile, conbuona pace di chi argomentava che sarebbero bastati sei mesi per approvare unanuova riforma.

Mac'è un secondo effetto di cui tenere conto, ed è politico. La vittoria del Nodel 4 dicembre è stata un potentissimo detonatore verso la deriva proporzionaleche è sempre in agguato nel nostro Paese. Purtroppo, sappiamo bene che inItalia il proporzionale non è solo una legge elettorale: è un modus vivendi checi riporta agli anni della Prima Repubblica, quelli dell'esplosione del debitopubblico, della spesa impazzita e del clientelismo. Con un sistemaproporzionale, tutte le rendite di posizione sarebbero iper tutelate,contribuendo a bloccare ancora di più un sistema già molto farraginoso. Esoprattutto, nessuno avrà il coraggio di proporre riforme ambiziose, ma tuttisi accontenteranno di compromessi al ribasso. Sul lavoro, sulla gestionedell'immigrazione, sullo sviluppo del paese.

Delresto, abbiamo visto le dinamiche in atto, e la fuoriuscita di alcuni dirigentidel Pd ne è testimonianza: con una logica proporzionale, chi ha interesse arestare in un partito del 30% e potenzialmente anche di più? Meglio coltivareil proprio orticello, rappresentare interessi particolari (spesso ideologici) eforti del proprio 5% esercitare un potere di veto. Vale per tutti, a destracome a sinistra come al centro.

Èpossibile fermare tutto questo? Sono convinto che la risposta possa venire solodal Partito Democratico. Piaccia o meno, il Pd è oggi l'unico argine controquesta deriva proporzionale, che sembra essere accettata invece senza troppiproblemi dal centrodestra a trazione lepenista. Purtroppo, l’Italia èl’eccezione nel panorama europeo da questo punto di vista: ovunque esiste unaforza politica di centrodestra che rientri nella tradizione popolare oconservatrice, e spesso è pure al governo. Vale per Angela Merkel come perMariano Rajoy come per Theresa May. Questa anomalia tutta italiana ha purtroppoun prezzo altissimo poiché nel nostro paese non esiste un argine a destra aipopulismi. Se c’era, è stato sfondato.

Questoruolo può esercitarlo solo il Pd. A una condizione però: che il Pd non rinunciai tratti fondamentali della sua cultura politica. Uno è la vocazionemaggioritaria: che non significa, contrariamente a quanto è stato spesso detto,provare a prendere il 51% dei voti; significa ambire a essere il perno di unoschieramento progressista, e partire da questo dato costruire alleanze pergovernare.

L'altrotratto fondamentale, cui il Pd non può fare a meno, è l'unificazione dellecariche di segretario e premier. Martin Schulz è stato recentemente eletto capodella Spd (con il 100% dei voti...), sarà il candidato del suo partito alleelezioni di settembre. Lo stesso accade in Francia, Regno Unito, Spagna, ealtri ancora. Un partito forte deve avere una leadership forte e riconoscibile:è un principio cruciale della politica contemporanea.

Èper questi motivi che io sono convinto che Matteo Renzi rappresenti la miglioreproposta politica per il Pd. Insieme a una squadra rinnovata e rafforzata,Renzi ha ancora l'energia e le idee per rilanciare una nuova stagione diriforme per il nostro paese.

Delresto, questo deve fare la sinistra riformista: tornare a dettare l'agendapolitica. In Italia come in Europa. Il vero problema di questi anni non è statosolo quanti seggi i populisti abbiano conquistato, ma quanto siano staticentrali nella definizione delle politiche. Costringendo i partiti tradizionalia inseguirli sul loro stesso terreno, coi risultati che possiamo vedere: ol'irrilevanza (penso ai laburisti olandesi) o la progressiva ideologizzazione(come nel caso del Labour britannico o del Partito Socialista francese).

Nonmi nascondo: i consensi che in Italia oggi raccolgono le forze populiste, dai5Stelle alla Lega, sono molto alti. Questo non perché Lega e 5Stelle abbianorisposte migliori rispetto agli altri (anzi, quelle avanzate sono abbastanzafantasiose, dalla flat tax al reddito di cittadinanza); ma perché hannodimostrato di aver capito meglio di tutti gli altri le domande di sicurezza eprotezione dei cittadini.

E’da qui che dobbiamo ripartire: dalla sicurezza fisica e da quella sociale.Tenendo la barra dritta rispetto a scorciatoie e facili suggestioni. Ma essendoben consci che un riformismo dall’alto, per quanto illuminato, non avràsuccesso tra le persone, e specialmente tra quelle che soffrono di più.

In un mondo doveaumentano egoismi e chiusure, dove gli Stati Uniti alzano muri di cemento emuri commerciali, la Gran Bretagna esce dall’Europa e i populismi accentuano lespinte a disfare costruzioni politiche erette con grande fatica e grandelungimiranza, abbiamo bisogno più che mai di una sinistra capace di garantirela civile convivenza di tante esigenze diverse. Cioè di garantire governo eriforme.

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