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venerdì 28 ottobre 2011

INTERVENTI DI PAOLO LUCCHI










AL VIA IN EMILIA ROMAGNA LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DEGLI HOTEL


Con una delibera approvata nei giorni scorsi, come previsto dalla legge quadro regionale n. 16/2004, la Regione Emilia-Romagna ha introdotto maggior rigore nella determinazione delle classificazioni degli alberghi e delle residenze turistico-alberghiere. Lo ha fatto individuando nuove modalità di valutazione non più basate sui punteggi ma affidate all’autocertificazione degli imprenditori, che vedranno così ridotto il proprio carico burocratico ma che saranno sottoposti a controlli da parte dei Comuni e rischieranno sanzioni penali ed amministrative in caso di false dichiarazioni.

"Per la nostra Regione, ed in particolare per la costa, è necessario porsi l’obiettivo di migliorare l’offerta turistico-ricettiva attraverso hotel dotati di servizi di qualità, ma anche liberando gli imprenditori da alcune incombenze burocratiche. - sottolinea il Consigliere regionale Paolo Lucchi – Per questo sono state introdotte due nuove classi (3 stelle superior e 4 stelle superior) che premiano gli hotel dotati di servizi di qualità che si avvicinano alle classi superiori. La valutazione della classificazione sarà legata alla qualità ed alla quantità degli servizi offerti, che non potranno essere sostitutivi l’uno dell’altro e sarà condizionata anche dal livello di qualità delle strutture. Inoltre, si sono fissati anche i requisiti per potere aggiungere alla classificazione l’offerta di servizi specialistici come i centri congressi o le beauty- farm”.

"Insomma, nulla è più lasciato la caso. E questo renderà più trasparente l’offerta per turisti, come quelli attuali, sempre più esigenti ma anche in grado di apprezzare e premiare la professionalità, l’attenzione, la personalizzazione del rapporto, che tanti albergatori di Cesenatico sanno garantire. Oggi per tutti è indispensabile migliorare la qualità complessiva della nostra offerta e dedicare grande attenzione ad un equilibrato rapporto tra prezzo e servizi. Questo è l’unico modo per reggere il confronto con una competizione turistica sempre più globale e difficile"conclude Paolo Lucchi.


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BADANTI: INSERIRLE A PIENO TITOLO NEL NOSTRO WELFARE

 Badanti: si calcola che in Emilia-Romagna ne siano presenti circa 50.000, 30.000 delle quali regolari. Questo dato fa valutare in almeno 2000/2500 quelle che operano nel cesenate.

Di norma provengono dai paesi dell’est europa e la loro presenza – spesso silenziosa ma sempre più visibile ed indispensabile - è una costante dei piccoli centri così come delle realtà emiliano-romagnole di maggiori dimensioni.

La diffusione del fenomeno nasce in primo luogo dal crescere dei bisogni assistenziali e di cura degli anziani non autosufficienti e dalle difficoltà dei servizi preposti a far fronte ad una domanda sociale sempre più articolata e personalizzata.

Ma il fenomeno del “badantato” evidenzia anche aspetti diversi, poiché risponde ad una tendenza crescente e positiva delle famiglie ad affrontare “in famiglia” le necessità derivanti dalla condizione di non autosufficienza di un proprio congiunto, rispondendo alle dinamiche di nuclei famigliari meno numerosi e, per questo, meno in grado di attivare quell’aiuto domestico caratteristico delle generazioni precedenti.

Di fronte ad un fenomeno di questa portata ed ai bisogni che lo determinano, è opportuno attuare azioni in 3 direzioni precise.

1. la regolarizzazione e la piena emersione, per sconfiggere forme di illegalità nel reclutamento della manodopera. Per farlo, occorre riformare la legge Bossi-Fini sull’immigrazione che, in questo settore, le ha particolarmente favorite;

2. la qualificazione delle badanti, anche attraverso la creazione di albi appositi per favorire, in maniera trasparente, l’incontro tra domanda ed offerta assistenziale.

3. l’attuazione di sostegni alle famiglie, sia attraverso interventi finanziari che grazie a forme di tutoraggio nella sostituzione nei casi di assenza delle badanti.

Occorre, in sostanza, inserire pienamente nelle nostre reti di solidarietà, questa forma di “welfare fatto in casa”, garantendo qualità dell’assistenza alle persone bisognose ed anche rispettando la dignità e la professionalità delle badanti.

Ma per raggiungere questi obiettivi occorre che il “fondo nazionale per la non autosufficienza” venga adeguatamente finanziato. Già la Regione Emilia-Romagna ha evidenziato il segno della propria sensibilità, dando priorità alle azioni di domiciliarità e di sostegno alle famiglie, finanziate dal fondo regionale e gestite dai Comuni attraverso i distretti socio-sanitari.

Si tratta ora di procedere nei singoli territori a predisporre progetti innovativi in questa direzione, indirizzando le risorse disponibili a nuovi servizi ed ai nuovi bisogni. E’ una sfida alla quale certamente il cesenate non può sottrarsi.


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NEL 2007 L'EMILIA-ROMAGNA INCREMENTA L'EXPORT DEL 15,6%: LE IMPRESE CESENATI SONO PARTE FONDAMENTALE DI QUESTO TREND

Per il terzo anno consecutivo le esportazioni dell’Emilia-Romagna registrano forti segni di incremento. Infatti, con una crescita del 15,6% nel primo trimestre 2007, l’Emilia-Romagna è la seconda regione esportatrice (dopo la Lombardia) con un peso sull’export nazionale che raggiunge nel 2007 il 13%. ”Le quote di mercato sono aumentate in 65 paesi tra i 200 verso i quali esportano le imprese emiliano-romagnole, mettendo in luce che, quando la concorrenza internazionale si gioca sulle filiere produttive, le nostre imprese sono forti poiché sanno  fungere da "trait d’union" tra dimensione locale e dimensione globale” spiega il Consigliere regionale Paolo Lucchi.

“Le imprese cesenati, in particolare, hanno vista premiata la scelta di puntare sulla qualità e sull’incremento produttivo, piuttosto che sui minori costi di produzione. – prosegue Lucchi – Segno che le specializzazioni legate alla tradizione dei territori hanno raggiunto livelli di competitività sostenibili con lo scenario internazionale”.

”Questa affermazione è confermata dai dati del primo semestre 2007 di Apofruit Italia che, con un incremento dell’export (+31% in quantità), dimostra come sia possibile abbinare positivamente perfetta organizzazione, forte legame con il territorio, colture non “facili” come quelle biologiche. Né va sottovalutato il continuo incremento del settore moda e calzaturiero di qualità a S.Mauro Pascoli, caratterizzato recentemente anche dall’apertura di nuove imprese di alto profilo. Anche questo dato indica come il territorio cesenate sia parte fondamentale di una crescita economica della nostra Regione che, dopo qualche anno di difficoltà, ora regge il confronto con un mercato internazionale sempre più competitivo ma non più irraggiungibile” conclude Paolo Lucchi.


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GIOVANI: IN EMILIA-ROMAGNA PRESTO UNA LEGGE PER RILANCIARE DIRITTI E PROTAGONISMO
 

A breve l’Emilia-Romagna, prima in Italia, avrà una legge quadro che affronta il percorso di vita da zero a 35 anni. Infatti, nei giorni scorsi è stato presentato il Progetto di legge dell’Ulivo “Norme in materia di politiche per le giovani generazioni”, che definisce una strategia per attuare i diritti dei giovani.

«Ci siamo assunti un impegno politico forte: quello di affrontare i temi riguardanti l’infanzia, l’adolescenza ed il mondo giovanile, le misure di tutela ed i servizi per bambini e ragazzi, le azioni di sostegno per l’accesso al lavoro, all’abitazione, per la promozione della creatività culturale» afferma il Consigliere regionale Paolo Lucchi, tra i firmatari della proposta di legge.

«Con la nuova legge pensiamo ad un vero “patto di cittadinanza” per superare il disorientamento delle giovani generazioni. – prosegue Lucchi – Il lavoro nasce dalla necessità di dotarsi di strumenti normativi e finanziari per affrontare in modo strategico il futuro della nostra Regione, mettendo al centro dell’azione i giovani e cioè i cittadini che crescono. Vogliamo superare l’attuale visione parziale determinata da più leggi che regolano diverse età, rendendo vera la partecipazione dei giovani e superando la loro indifferenza nei confronti della politica e delle istituzioni”.

“Il nostro progetto di legge considera i giovani non consumatori passivi (di musica, sport, cultura, attività per il tempo libero), ma li ritiene il perno della costruzione di una comunità, quella emiliano-romagnola, che vuole continuare a crescere ma con equilibrio, rispettando persone ed ambiente. – conclude Paolo Lucchi – Per questo, sin dalle prossime settimane cercherò di favorire anche nel cesenate il pieno coinvolgimento di tutti i soggetti, pubblici e privati, che operano al servizio dell’infanzia, dell’adolescenza e dei giovani. E ciò con l’intento di mettere nella giusta luce le esperienze di qualità che caratterizzano il nostro territorio, facendo diventare questa una legge a forte matrice cesenate».

 



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